Archivio

Archive for the ‘Politica’ Category

E io pago


“Noi non faremo macelleria sociale, mente chi dice che con i nostri provvedimenti metteremo le mani nelle tasche degli italiani.”

Pressappoco sono queste le dichiarazioni del nostro primo ministro pochi giorni fa all’uscita delle prime indiscrezioni sulle misure scelte nella manovra economica.

sim sala bim

La prima impressione è che come al solito abbiamo ascoltato le solite balle, considerando che la manovra si aggirerà sui 24 miliardi di euro e immaginando che i soldi non si trovino come i funghi nei boschi ma prendendoli o togliendoli dalle tasche di qualcuno, nelle nostre tasche qualcuno metterà sicuramente le mani, a meno che non si chieda aiuto a Silvan che cercando nei suoi cappelli non riesca a trovare qualcos’altro oltre ai conigli e alle solite colombe, anche se dubito fortemente che possa trovare più di qualche spicciolo.

In tutti i talk show si discute sull’equità di questi provvedimenti e quali frutti possa portare; tanti personaggi e tante facce in mostra tranne quella di Silvio. Questo dimostra inequivocabilmente due cose:

 La prima che il presidente del consiglio non voglia in nessun modo presentarsi al paese per annunciargli di persona la necessità di dover sostenere questi sacrifici dopo aver lungamente evitato di parlare di crisi anzi negandone spesso l’esistenza e parlando semmai di una fase di ricrescita (forse pensava al suo nuovo toupè), e perciò ha riesumato un desaparecido del video come Gianni Letta (un usato sicuro) per annunciare la necessità di sacrifici, probabilmente ritenendolo uno dei pochi adatti, se non l’unico possibile viste le bufere in corso per molti altri esponenti di partito(anche se non è escluso che in futuro possano interessare anche lui).

La seconda è l’ennesima conferma di quale sia la tattica scelta per poter continuare a presentarsi agli elettori basandosi non sul regolare svolgimento della vita politica che inevitabilmente obbliga a delle scelte che potrebbero metterlo in cattiva luce nei confronti del proprio elettorato, ma basandosi invece su delle strategie di marketing, completamente mutuate dalla politica americana che ormai si basa sui comportamenti da tenere per mostrarsi sempre nel modo giusto, evitando di lasciare un cattivo ricordo dei propri interventi, anche mentendo se necessario.  Piuttosto si potrà sempre negare di aver mentito, perché anche in presenza di prova televisiva, ormai in Italia è sperimentato, quello che conta è l’effetto al momento della dichiarazione e non più il dopo. Se ci dovessero essere degli effetti negativi a quelle dichiarazioni si valuterà in un momento successivo, in cui comunque si saranno già incassati gli effetti positvi della prima menzogna.

E’ così che il nostro Re è andato avanti finora, ed insieme a lui tutto il nostro governo, probabilmente però sono in arrivo momenti difficili non soltanto per noi, e questo modo furbetto di stare al potere incomincia a mostrare qualche falla. Che la situazione non sia proprio rosea come ci veniva descritta è evidenziata dal fatto che altre nazioni ben più ricche di noi, quali la Francia e la Germania, abbiano deciso di affrontare questa crisi mondiale con delle manovre finanziarie molto più pesanti della nostra, valutando anche delle misure che prevedano delle prospettive di crescita, che a quanto pare non sono invece previste nella nostra finanziaria.

Evidentemente il nostro Giulio Tremonti, ritiene, in accordo col primo ministro, che non abbiamo bisogno di sostegni per la crescita economica nel nostro paese, abbiamo forse dimenticato che il nostro paese sta meglio degli altri e che la crisi era tutta un’invenzione di alcune Cassandre comuniste?

 Ma osservando non tanto la nostra manovra bensì quella di Francia e Germania, sorge spontanea una domanda: dopo aver fatto questi pesanti sacrifici l’Italia avrà la forza per risollevarsi oppure, mancando misure di sostegno alla crescita che comunque costerebbero da un lato maggiori sacrifici per gli elettori mentre dall’altro il rischio di sconfitta per il governo, sarà di nuovo costretta a ricorrere ad ulteriori provvedimenti tampone facendoci pagare  il costo di questa codardìa della nostra classe dirigente? 

Il video che segue non c’entra nulla, forse, con l’argomento trattato, ma serve a ricordarvi chi è il nostro primo ministro e qual’è il criterio di scelta dei suoi collaboratori, del modo sfacciatamente televisivo che usa per le proprie rappresentazioni politiche, quale sia la considerazione che ha per le donne del suo governo, cioè veline da mostrare al pubblico, e per ultimo il suo modo signorile e moderno di apostrofarle con la scelta di simpatici nomignoli, non è forse lui pur sempre il Cavaliere?

Annunci

Hanno vinto tutti, tranne noi


Questa è la differenza tra la vita e il racconto…

In queste poche parole c’è tutto il commento dei risultati di queste ultime elezioni, la vita ci ha dato una risposta, netta, precisa; il racconto invece ci parla di un altro risultato, malleabile, confacente alla nostra volontà di vincitori comunque, anche se perdenti. Il racconto: la propaganda; esattamente quello che serve per buttare fumo negli occhi di chi segue, di chi vota, di chi crede nella falsa propaganda, indispensabile per dare un’illusione di vittoria, per riuscire a mantenere il POSTO, quella fantastica poltrona per cui si lotta tutti, e che finisce per diventare proprietà di pochi.

I pochi, gli unici vincitori, proprietari delle poltrone conquistate con i nostri voti, con la nostra condiscendenza, il nostro comodo delegare.

Ma questo, dicevamo, è soltanto il racconto, la vita dice altro. La vita in questo caso ci dice che FINALMENTE c’è un segno di tangibile protesta, una protesta forte, la protesta di chi si è astenuto, di chi ha scelto di far sentire veramente la propria voce  di dissenso, stanchi di ascoltare il solito racconto moltissimi hanno deciso finalmente di urlare al paese la loro voce muta di protesta.

Certamente in un sistema rappresentativo basato sul voto, il non votare può sembrare una sconfitta, così come ci viene raccontato da tutti colori i quali vivono con i nostri voti, in reltà è il cavallo di troia del sistema, la leva, l’unica, che può distruggerlo. Un sistema che ormai vive solo per sé stesso, dimenticando la funzione per cui nasce, quella di rappresentare gli interessi di tutti, tutti quanti, il famoso interesse comune. E’ per questo che credo stia pian piano arrivando il momento di aumentare la forma di protesta nei confronti di questa classe politica che oramai ha finito per assomigliarsi, si è totalmente  uniformata al perseguimento di un interesse che coinvolge innanzi tutto i loro di  interessi, perpetuando la loro discendenza,  poi, se ci sarà il tempo, si cercherà di risolvere anche gli interessi di tutti.

Mai avevamo assistito ad una campagna elettorale come questa in cui si è parlato di tutto tranne che dei problemi da affrontare, ormai si vive soltanto di slogan, non c’è più la politica del confronto sui fatti, ma soltanto sul “faremo questo, faremo quello”, comanda la TV che propone questa propaganda vuota, parole parole parole, intanto i ricchi diventano più ricchi mentre i poveri diventano più poveri aumentando sempre di più.  L’esempio vivo è, ai nostri occhi, il livello al quale la politica è arrivata da quando abbiamo al comando un sire inseguito dalla legge, che lotta per sé stesso prima che per tutti noi. A lui si è aggregata tutta una maggioranza che sa di valere zero senza questo capo come collante, e che a questo capo si prostra come zerbino, calpestando per l’interesse del capo gli interessi dei cittadini.

E’ contro questo modo volgare ed arrogante che si alza la voce dell’astensione, sempre più forte, sempre più viva, quell’astensione che descrive la sconfitta di questi ridicoli rappresentanti di sé stessi, di questi interpreti della famosa favola del Re nudo, quelli che cercano ancora di nascondere la sconfitta del loro mandato di rappresentanti del POPOLO!

Ma come ormai siamo abituati ci toccherà ascoltare ancora il RACCONTO… non la vita, quella che scriviamo noi, quella vita alla quale dedichiamo tutti i nostri sforzi ed in cui spesso finiamo per soccombere  per colpa di qualche maledetto cantastorie.

 Ma questa è la vita ed anche per questo vale la pena di essere vissuta.

Salutiamo i vincitori, questi per il momento sono ancora i nostri rappresentanti, se pensate anche voi di volerli come alleati siatene felici.

 Io non posso che augurare buona fortuna a tutti noi.

Un milione… forse due


Un milione di persone in piazza… booom

 

Ma si può? Ma chi glieli scrive i testi?  e soprattutto: ma chi glieli scrive gli striscioni?

  

Probabilmente lo stesso autore di questo giuramento dei candidati che sembra essere una specie di preghiera… evviva… 

 

 Ok, capisco che organizzare una manifestazione in piazza non sia una cosa del tutto semplice, e probabilmente anche costoso per il PDL visto il contenuto di questa intervista , facciamo però un piccolo confronto tra la manifestazione del PDL a Roma e quella antimafia a Milano organizzata da Libera, ammettendo che i dati diramati dalla questura sul numero dei partecipanti sia lo stesso per tutte e due (150.000), anche se abbiamo visto che non è stato così, non sembra anche a voi che una delle due sia stata comunque un flop? 

Insomma non ci sarebbe dovuto essere confronto tra una manifestazione antimafia organizzata a MILANO, non in Sicilia, e un’altra invece convocata per rappresentare la maggioranza degli italiani attraverso i partiti di governo e sponsorizzata da giorni su tutte le televisioni del premier e non solo, ci si sarebbe aspettati una manifestazione storica per affluenza. Effettivamente storica lo è stata sul serio, ma per il motivo opposto, essendosi rivelata un flop; probabilmente è un segnale da non sottovalutare, un messaggio lanciato da una gran parte di quella gente che ha sostenuto il governo alle passate elezioni, la gente comune e non i manager poco abituati a riempire le piazze con la loro presenza, e che adesso sta attraversando un momento di riflessione. Evidentemente questi elettori cominciano a sentirsi confusi dai segnali che ricevono dai loro beniamini, anche per loro la realtà sembra essere tristemente diversa dalle immagini di propaganda che provengono dalle tv e da alcuni  giornali, la crisi esiste sul serio e non sembra intravedersi una via d’uscita a breve. Certo, stando ai sondaggi del premier i numeri sembrerebbero essere ancora dalla loro parte, ma osservando bene quello che succede i segnali sembrano essere contrastanti; quale sarà la verità? Parafrasando una nota canzone: lo scopriremo soltanto vivendo.

 

E fin qui niente di nuovo, soltanto due punti vista diversi, il problema diventa fastidioso però quando negli striscioni esibiti nella manifestazione oceanica del PDL, nel corteo capitanato dalla capopolo ministra  Meloni, compare uno striscione dedicato ai tarocchi d’Italia in cui vengono sbeffegiati Di Pietro e la Bonino, e ci può stare, essendo uno il nemico giurato di Berlusconi e l’altra la concorrente della Polverini alla presidenza della regione Lazio, ma qualcosa stona quando insieme a loro viene inserito e sbeffeggiato anche Paolo Borsellino.  Per quanto mi riguarda me ne sfugge totalmente il motivo, anche se ho un’idea al riguardo. Certamente se ci si ferma a pensare che oltre a rappresentare un giudice integgerrimo e totalmente dedito alla lotta alla mafia, che non fosse un uomo di sinistra e che venisse accolto a Palermo dall’allora MSI con questa frase “Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”, c’è qualcosa che non torna in questa maggioranza di destra. Come mai gli eredi del glorioso MSI non riescono ad avere in comune gli stessi eroi antimafia dei loro predecessori ai quali dicono di ispirarsi? Effettivamente c’è qualcosa che puzza di marcio. Chi li prepara questi striscioni?  L’impressione è che ci sia una regia unica alla quale aderiscono questi nuovi esponenti politici, evidentemente non all’altezza dei valori che si pregiano di rappresentare, perché  è veramente difficile immaginare come un servitore dello stato e simbolo della lotta alla mafia quale Paolo Borsellino possa essere diventato oggi un simbolo negativo, sembra impossibile, uno scherzo insomma. D’altronde di questi tempi è più facile immaginare uno slogan del tipo: “Meglio cent’anni da Meloni che un giorno da Borsellino”. Ogni cosa ha un prezzo, anche la gloria, sta ad ognuno scegliere la moneta che gli si adatta di più e il ricordo da lasciare a futura memoria; forse, in fondo, ognuno ha la statura che si merita.

Purtroppo se pensiamo a quale sia la statura morale di questi rappresentanti non c’è da stupirsi di nulla, l’unico pensiero che ritorna costantemente come un ritornello è  l’accostamento di questo governo e dei suoi rappresentanti a personaggi del calibro del senatore Dell’Utri o Salvatore Cuffaro (due a caso, ma possiamo prenderne degli altri come l’eroe stalliere di Arcore ecc.), questa può certamente essere una chiave di lettura per spiegare il perché di alcuni striscioni e di alcuni proclami del premier come il fatto che lui provi vergogna per quelle serie televisive come La Piovra a quanto pare dannosi per l’immagine candida del nostro paese all’estero. Forse sarebbe il caso di chiedere agli americani se hanno avuto modo di scoprire la mafia attraverso questi serial o piuttosto attraverso una realtà vissuta in prima persona  dai tempi di Al Capone in poi, o lo si potrebbe chiedere agli abitanti di Duisburg… anche se quella tecnicamente era la ‘ndrangheta… o magari  potremmo chiedere in Sud America cosa ne sanno dei Cuntrera-Caruana, famosi come i Rothschild della mafia, una delle cosche più ricche e potenti al mondo.

Eh già, tutta colpa della Piovra…

Strategia della tensione?


Ascoltare le notizie della politica italiana ormai è diventato abbastanza noioso, non tanto perché non ne succedano sempre di nuove e a volte interessanti da seguire, ma perché riusciamo a prevedere tutti gli svolgimenti successivi, riconducibili ad una strategia precisa che cercherò di illustrarvi qui di seguito.

Allora, parte un’ inchiesta a Trani su un ipotesi di usura legato ad alcune carte di credito e nello svolgimento delle indagini si arriva al coinvolgimento del premier Berlusconi, assolutamente estraneo all’inchiesta in questione,  ma, attraverso delle intercettazioni sui telefoni degli indagati, viene fuori la richiesta di chiusura di trasmissioni Rai quali Annozero. Ovviamente scoppia il finimondo per il clamore suscitato dal fatto che il nostro premier tenta di intervenire facendo pressioni su un membro dell’Agcom, autorità garante che, anche se composta comunque su indirizzo politico, dovrebbe fungere da organo di controllo a garanzia dei cittadini che fruiscono del servizio di televisione pubblica, e non, si badi bene, al servizio dei politici che li hanno sistemati su quelle poltrone. Questo modo pittoresco di nominare dei controllori da parte di chi dovrebbe essere controllato porta inevitabilmente ad una considerazione banale:  anche i più tonti possono capire che se qualcuno ti trova una bella poltrona su cui accomodarti, fornendoti anche un lauto stipendio pagato dal canone generosamente fornito da tutti i teleutenti, non potrai non sentirti in qualche modo obbligato a restituire il favore nel caso in cui i suddetti benefattori abbiano bisogno del tuo aiuto, infischiandotene, purtroppo, della funzione di garanzia verso la libertà di informazione dovuta a tutti i cittadini; e per tutti si intendono proprio tutti, non solo le maggioranze rappresentate.

E’ ovvio che ascoltando una notizia simile nasca spontanea l’indignazione da parte dei cittadini, non soltanto di quelli avversi al premier, ma anche di quella parte che senza necessariamente schierarsi dalla parte opposta vorrebbe poter avere la libertà, o almeno l’illusione, di poter scegliere quale programma guardare in tv senza dover essere sempre imboccato dall’alto. Purtroppo per loro bisogna comunque sottolineare che ormai in Italia pare che, nella funesta ipotesi in cui non ci dovesse trovare d’accordo con il premier e la sua parte politica, si finisca volenti o nolenti per essere collocati dall’altra parte, senza avere diritto di contestare questo arbitrio, ma tant’è.

Ritornando invece al perché della noia per quanto riguarda le notizie, scusandomi per la digressione che mi premeva comunque di fare, quello che ormai non stupisce più è la reazione del topo preso con le zampine nella marmellata.  Mi spiego meglio: in questo caso come negli altri, non potendo assolutamente negare il fatto compiuto perché certificato dalla presenza di documenti inconfutabili quali le intercettazioni, cosa si fa? ma si attacca, ovviamente  con gran clamore, per distogliere l’attenzione dei cittadini verso la notizia, quei cittadini che contribuiscono a pagare il loro stipendio e quello dei signori nominati nelle righe in alto; e chi si attacca? ma i giudici naturalmente, rei di usare le intercettazioni per cercare di svolgere il loro lavoro a salvaguardia della legalità o almeno di quella parvenza ormai rimasta. Come li si attacca? ovvio anche questo, dandogli quella definizione, comunisti, ormai fin troppo usata e forse anche abusata, fateci caso l’uso di questa accusa sta leggermente diminuendo in quest’ultimo periodo, forse perché, come Esopo insegna, quando si grida troppo “al lupo, al lupo” la gente smette di ascoltare, annoiata dalle solite urla. Mossa ovvia, come in molti casi precedenti da parte del ministro Alfano, l’invio degli ispettori.

Attaccando i giudici e spostando l’attenzione dal reato ipotizzato, si crea, ormai lo abbiamo capito tutti, uno scontro tra cittadini e parti politiche che tende a mettere in secondo piano l’oggetto principale del contendere e finendo per scontrarsi soltando su contrapposizioni ideologiche e non di sostanza. Può questo modo di contrapporsi far bene alla nostra vita politica e sociale del nostro paese? Ma certamente no, i problemi quotidiani in questo modo finiscono per venire completamente dimenticati, come possiamo sentirci tutelati noi poveri cittadini indifesi, anzi a questo proposito mi nasce spontanea una domanda: se per qualsivoglia motivo io dovessi avere a che fare con la giustizia e dovessi essere condannato, potrò appellarmi alla sentenza accusando i giudici di essere comunisti o fascisti  a seconda del caso? Siamo ridotti ormai a questo?

A questo proposito vorrei farvi riflettere su un particolare, non tanto i contrari al premier quanto invece i sostenitori, quando avviene qualcosa in cui Berlusconi finisce per essere coinvolto in prima persona in maniera inequivocabile come in questo caso, e, attaccando i giudici come abbiamo detto poc’anzi per spostare l’attenzione, è possibile che non vi accorgiate che qualcuno cerca di prendervi in giro usandovi come arma da brandire contro l’avversario? Non potendo cancellare  i fatti incriminati cerca di spostare l’attenzione mettendoli in secondo piano, facendoli soltando scomparire ai vostri occhi, quando invece sono il perno da cui nasce tutto, e, anche ammettendo che esistano davvero giudici comunisti contro il premier, voi riusciate a non vedere e a non sentire tutto ciò in cui è coinvolto e di cui possiamo essere tutti testimoni diretti attraverso documenti inconfutabli come le intercettazioni e che anche alle nostre orecchie sono assolutamente incontrovertibili? E’ possibile che non sentiate il bisogno di proteggervi da questa gente che vive al di sopra della legge complottando anche alle vostre spalle? Vorreste farmi credere che vi sentiate tutelati? Pensate sul serio di far parte di quella schiera di persone che gode, con questo governo, di qualche tutela?

Ho difficoltà a pensare che tutti gli insegnanti, il personale ATA, i docenti universitari o il personale di ricerca possano sentirsi tutelati da questo governo. Ho difficoltà a pensare che possano sentirsi tutelate tutte le forze dell’ordine, che sono costantemente nell’occhio del ciclone e che vengono usate a protezione di questo governo e che finiscono per non avere i mezzi per tenere in piedi un servizio di sorveglianza del territorio per mancanza di mezzi, dalla benzina al normale approvvigionamento delle caserme. Ho difficoltà a pensare che si possano sentire tutelati tutti i genitori che mandano i loro figli in edifici fatiscenti o in locali affittati dalle varie amministrazioni conniventi, sottraendo soldi all’edilizia scolastica. Ho difficoltà a pensare che questi stessi genitori possano sentirsi tutelati da questo governo che se da una parte si scusa per la mancanza di fondi dall’altra concede aiuti alle scuole private, che avranno certamente gli stessi diritti di tutti, ma che finiscono per togliere allo stato una parte di fondi che potrebbero essere utilizzati nella scuola pubblica frequentata dalla stragrande maggioranza degli italiani. Ho difficoltà a pensare che… potrei continuare così con tante categorie sociali assolutamente non tutelate da questo governo e che inspiegabilmente, almeno per me, continuano invece a sostenere con il loro voto.

Probabilmente siamo arrivati ormai ad un punto morto, un punto in cui non è più possibile un civile confronto democratico, bensì soltanto uno scontro, una contrapposizione infruttuosa che porterà inevitabilmante ad un inasprimento del clima sociale e questo è preoccupante per tutti, indifesi ma anche potenti, perché quando lo scontro comincia a superare i normali limiti imposti dal buon vivere civile, a causa dei gravi problemi di sopravvivenza di molte fasce sociali toccate ormai in modo pesante dalla crisi economica, corriamo seriamente il rischio di farci del male e di far del male alla democrazia permettendo così un intervento drastico e autoritario da parte di coloro che intendono tenerci a bada con tutti i mezzi.

Tempo fa, guardando Current Tv, ho avuto modo di apprezzare un servizio sulle cause che contribuirono a portare una nazione ipoteticamente ricchissima come  l’ Argentina sull’orlo del baratro, con le conseguenze sulla popolazione che tutti quanti noi possiamo ricordare, ebbene in quel filmato le similitiduni con quello che sta accadendo in Italia cominciano a diventare troppe, spero, per quanto mi riguarda, che i miei timori rimangano confinati nel campo delle possibiltà inattuabili, ma, avendo vissuto il periodo, vorrei ricordare a tutti che anche in un paese come l’Italia, che pensiamo al riparo di eventualità di dittatura, si sia verificata nel dicembre del 1970 la possibilità di un colpo di stato, golpe di cui gli italiani vennero a conoscenza dopo tre mesi, e vorrei ricordare come in quel tentativo di golpe fossero risultati coinvolte tre forze tuttora presenti in Italia: la P2,  il SID (servizio segreto italiano) attraverso il coinvolgimento del generale Vito Miceli, direttore del servizio, e guarda un po’ la MAFIA.

Lasciatemi finire dicendo soltanto che oggi, ricordando l’avvenimento, posso dire io c’ero, avendo vissuto quel periodo e ricordando che per fortuna il golpe fu sventato, non vorrei però in un futuro essere costretto a ricordare la stessa frase, io c’ero, ma con esiti diversi del precedente.

La firma di Ponzio

7 marzo 2010 1 commento

A qualche giorno di distanza dal pasticcio per l’esclusione della lista della Polverini e del successivo intervento di Napolitano a giustificazione della sua firma sul decreto interpretativo partorito dal governo, credo che sia giusto fare delle riflessioni in merito.

Anzitutto credo che sia necessario specificare che il ritardo nella presentazione della lista sia da addebitare a dissidi interni alla coalizione e non alla scusa sempliciotta della pausa panino tirata in ballo nell’immediatezza del fatto. Questo lo si capisce da numerose evidenze messe a fuoco con calma nei giorni successivi, e lo si capisce dai comportamenti di quella parte di politici del PDL che essendo a conoscenza dei fatti ha agito con compattezza per recuperare la lista senza badare al resto. Insomma punizioni per nessuno, nessun colpevole per capro espiatorio, soltanto azioni di forza per evitare che delle lotte di potere interne alla maggioranza potessero mettere in dubbio la partecipazione della lista del PDL a Roma mettendo a rischio la possibilità di vittoria nelle regionali.

Da questa ricomposizione di un controllo dall’alto è venuto fuori lo scandaloso decreto inventato per indirizzare i giudici in un’unica e possibile direzione: riammettere le liste escluse dalla competizione elettorale.

E’ a questo punto che diventa determinante, per poter chiudere il cerchio, l’intervento di Napolitano con l’apposizione della firma in calce a questo decreto. In un evidente clima di ribellione nel paese con manifestazioni e proteste, con la maggioranza compatta a far muro nello spostare l’attenzione dalla causa di questo pasticcio, ci si sarebbe aspettati dal capo dello stato un altro commento a giustificazione della propria firma, almeno per salvare la faccia, al di là della reale incostituzionalità del decreto stesso quanto piuttosto sulla sua opportunità. Proprio per quello che rappresenta un Presidente della Repubblica e per la necessaria garanzia per il rispetto delle regole è assolutamente ingiustificabile che Napolitano abbia deciso di firmare perché:  “L’esclusione del Pdl non era sostenibile – dice il Presidente – Norme e diritti dei cittadini sono ugualmente preziosi”; quindi questo significa che le norme valgono soltanto quando conviene e sicuramente non valgono per chi ha la possibilità di modificarle nel caso in cui  dovesse infrangerle, per incapacità o peggio per sporchi giochi di potere, togliendo la possibilità di votare ai propri elettori per errori a loro addebitabili? Che giustificazione può mai essere questa? Questo comportamento ovviamente non può giustificare nessun attacco al Presidente della Repubblica, ma ci dà certamente un’idea del clima dell’incontro tra Napolitano e Berlusconi, certamente non tranquillo e probabilmente mirato ad un indirizzo comune dominato dalla possibile paura di eventuali comportamenti sovversivi che si sarebbero potuti scatenare (o che qualcuno avrebbe potuto scatenare) con l’eclusione delle liste del PDL dalla competizione elettorale.

Tutte queste possibilità non riescono comunque ad eliminare la sensazione che, con l’approvazione di questo decreto, si sia compiuta un’azione di forza in barba alla giustizia ed al diritto. In fondo però, a pensarci bene, siamo in Italia, paese in cui la parità dei diritti è sempre esistita su piani diversi per cittadini diversi e in cui, man mano che la storia scrive il suo corso, sembra allontanarsi dalle convizioni di noi cittadini quella sensazione di parità sulla quale abbiamo costruito i nostri principi e che ci è stata sventolata sempre sotto al naso, quella parità di diritti alla quale tutti quanti noi abbiamo sempre creduto finché siamo rimasti bimbi, ma che ci ha progressivamente abbandonato man mano che la realtà è diventata evidente ai nostri occhi di adulti.

Alleluja, è nato è nato.

6 marzo 2010 1 commento

Eccolo qua, è stato partorito ieri un decreto del governo necessario per aiutare i giudici e che effettivamente mancava. In effetti ci stavamo chiedendo come fosse stato possibile che un giudice avesse potuto finora permettersi di emettere una sentenza senza l’aiuto fondamentale di questo nuovo ed indispensabile strumento: “Il decreto interpretativo”. 

Certamente vi sarete chiesti come abbiamo potuto pensare di poterne fare a meno finora e chissà quanti e quali errori siano stati commessi senza. Tranquilli, quando manca qualcosa ci pensa subito questo governo del fare, che anche se indaffaratissimo con tutti i problemi su leggi ad personam e legittimi impedimenti, riesce a trovare tempo per risolvere un problema fondamentale per la “Democrazia”, avremmo mai potuto dubitarne?

Il 5 marzo 2010 diventerà una data storica nel ricordo di questa disastrata repubblica, sarà festeggiata come un nuovo Natale che ricorderà la nascita di questo “bambinello” a cui verrà dato il nome di Interpretativo e che rimarrà indelebilmente tracciata nella memoria di tutti coloro i quali temevano per la democrazia e che invece dimostrerà nel futuro di quanto sia stato democratico questo governo permettendo a tutti i cittadini votanti P.D.L. di poter esprimere il loro voto, voto che era stato negato da un tentativo non riuscito di quella frangia estremista ancora esistente in Italia (ma ancora per poco) che credeva che rispettare le regole fosse fondamentale per vivere in un paese democratico.

E’ ovvio che dovendo modificare in fretta tutto quello che si ritene necessario per un buon funzionamento della democrazia, a volte non tutto riesce alla perfezione ed al primo colpo (vedasi legge Pecorella, lodo Alfano), ma cari cittadini non disperate, perché il vostro unico pensiero dovrà essere rivolto a sostenere questi integgerrimi paladini della giustizia per tutto il resto “ghe pensa  lu” così come ha avuto modo di affermare il nostro re Artù al cospetto di un parterre di colleghi industriali, preoccupati per la grave crisi e le inefficaci misure del governo per contrastarla.

Tranquilli voi votatemi che “per la democrazia e la libertà ghe pensi mì“.

Dopo questa ennesima dimostrazione possiamo veramente stare tranquilli…

L’arroganza del potere


Elezioni regionali nel Lazio, chiusura per la presentazione delle liste fissata alle ore 12,00, ce la fanno tutti tranne quelli del PDL perché l’incaricato proprio a quell’ora, dopo aver recuperato in estremis le ultime cose quali i lucidi con il simbolo, decide tranquillamente che tutta questa fatica meriti una pausa pranzo per recuperare con un robusto panino una parte di energia spesa, in fondo l’ora qualche languorino lo provoca… Così dopo essersi rifocillato ben bene torna per depositare tutto il necessario, ma, sorpresa, i termini sono scaduti già da un po’. Apriti cielo, dopo i tentavivi in estremis di depositare comunque tutto anche dopo la scadenza dei termini, vanificato però dalla presenza dei rappresentanti delle altre liste, scoppia il finimondo. La Polverini indìce una conferenza stampa per attribuire ad altri problemi legati all’ incapacità dei propri collaboratori, con enorme faccia tosta, perché evidentemente ormai in questa repubblica del sire qualunque sopruso riesce a trovare una giustificazione, l’importante è mantenere inalterata, allenandosi, una enorme faccia di bronzo e sparare a zero usando la TV. In fondo la tattica è la stessa dei fedigrafi, anche se colti in flagrante, negare negare negare, sempre.

Tutto  questo  mi  induce  ad  una  riflessione:  in  qualunque  paese  civile  un comportamento simile probabilmente non sarebbe avvenuto perché controproducente,  qualche  elettore  indeciso, spaventato da tanta protervia, avrebbe potuto fare una scelta per loro dolorosa, da noi invece si urla cercando in tutti i modi di usare il POTERE in spregio a qualsiasi regola, appellandosi perfino al capo dello  stato  come  se  potesse  in qualche  modo intervenire.  A  tutto  ciò  noi  restiamo  oramai indifferenti, lasciando che in questo teatrino della politica si sbranino tra loro come se la cosa non ci riguardasse. Per quanto riguarda me invece, spero soltanto di non dover assistere, così come affermato dalla Bonino, ad un ulteriore ricorso a qualche provvedimento ad hoc che risolva tutto permettendo di sistemare i danni prodotti dall’ incapacità di collaboratori inaffidabili.

Per chiudere mi piace ricordare una frase del ministro Gianfranco Rotondi “Ne ho piene le tasche di fare il parente povero in questa banda di incapaci“, e trattenendo un sorriso vorrei ricordare le dichiarazioni del ministro proprio a proposito della pausa pranzo inaspettatamente funesta per loro in questo caso. Quando si dice a volte la premonizione…