Una luce in fondo al tunnel


Insomma, se era importante lanciare un segnale, credo proprio che questo segnale sia stato lanciato ed abbastanza forte, pare. Non solo live streaming, ma anche migliaia di gente in piazza, e anche tantissime radio, ed il satellite: Current Tv.

Sarà mai che di colpo ci si risveglia tutti? Finalmente si sente qualcuno parlare di quello che sta succedendo in Italia.

E’ strano quello che sta accadendo, sembra quasi che si stia parlando dell’Uganda, o del Congo, o del Cile di Pinochet, o dell’Argentina dei colonnelli, invece stiamo parlando dell’Italia, e ai voglia di dire che sono solo quattro gatti comunisti che protestano, comunque anche se fosse, non sono soltanto quattro gatti, per fortuna.

Ce lo stiamo sognando forse? Purtroppo no, lo stiamo vivendo in diretta, e siamo sul serio in Italia, paese democratico o almeno così pensiamo che sia. Lo resterà? Lo speriamo un po’ tutti.   

Oggi in fondo siamo tutti più sicuri che in quest’epoca di comunicazione anche attraverso internet, limitare l’informazione stia diventando molto più difficile, non si può più zittire tutti con estrema facilità, per fortuna. Sembra di vivere un momento storico, partecipando anche soltanto idealmente. Siamo in tanti, si, e l’impressione è che siamo più di quello che dicono i sondaggi, più di quel 40% che dovremmo rappresentare, e l’impressione è  anche che con questi modi questo 40% tenda a moltiplicarsi.

Quali modi? Beh, i modi di chi mente sapendo di mentire, ed in modo incredibilmente subdolo e doloroso anche quando fa affermazioni di questo tipo: “Nei prossimi tre anni di lavoro che ci attendono vogliamo anche vincere il cancro…” . Un uomo che specula sulle disgrazie di molti poveri cittadini che lottano soffrendo, in un paese come l’Italia con una sanità ancora più ammalata degli stessi pazienti in moltissime regioni, si permette affermazioni così soltanto per aggiudicarsi un misero voto. Se mai ce ne fosse stato bisogno, sono certo nell’affermare di non aver mai assistito in tutta la mia vita ad un personaggio così tristemente malvagio, irrispettoso, abietto e mentitore.

Annunci

E io pago…


Notizia fresca fresca ma decisamente già vecchia in quanto già percepita da tempo: Tg1 e Tg5 hanno fornito un’informazione gravemente squilibrata a favore del PDL rispetto al PD e ancora di più nei riguardi di nuove liste presenti in questa ultima tornata elettorale. Fin qui decisamente nessuna sorpresa, il fastidio nasce dal fatto che l’Agcom (ricordate ?) ha comminato una multa di 100.000 euro ognuno ai due Tg, ma se il Tg5  è privato e quindi la multa la paga la famiglia Berlusconi, perché con la mia parte di soldi pagata per il canone Tv io devo pagare per colpa di una cattiva informazione perpretrata ai miei danni da  “linguacciuti” direttori agli ordini del premier?

E poi secondo voi sono sufficienti 100.000 euro di multa rispetto alle conseguenze che questo squilibrio porta nell’informazione italiana?  Quanto costa uno spot elettorale che dura pochi secondi e lascia una traccia leggera nel panorama dell’informazione politica rispetto ad un lavoro di  informazione  assolutamente  squilibrato a  favore  di  una parte  politica  su  un  telegiornale  nazionale  tra  i  più seguiti   in  Italia? Siete  d’accordo  con  me  che  i  100.000 euro sono una cifra ridicola rispetto al danno fatto? Certo, oltre alla multa in denaro i Tg  dovranno  attuare un immediato riequilibrio entro  la  chiusura  della  campagna elettorale, pensate anche voi come me, che non sarà cosi?

Riequilibrare l’informazione televisiva entro pochi giorni significherebbe vedere nei Tg una presenza forte sia del PD che delle nuove liste, che molti di noi neanche conoscono, a discapito del PDL.

Io sono fermamente convinto che non andrà affatto così, anzi accetto scommese al riguardo.

Un milione… forse due


Un milione di persone in piazza… booom

 

Ma si può? Ma chi glieli scrive i testi?  e soprattutto: ma chi glieli scrive gli striscioni?

  

Probabilmente lo stesso autore di questo giuramento dei candidati che sembra essere una specie di preghiera… evviva… 

 

 Ok, capisco che organizzare una manifestazione in piazza non sia una cosa del tutto semplice, e probabilmente anche costoso per il PDL visto il contenuto di questa intervista , facciamo però un piccolo confronto tra la manifestazione del PDL a Roma e quella antimafia a Milano organizzata da Libera, ammettendo che i dati diramati dalla questura sul numero dei partecipanti sia lo stesso per tutte e due (150.000), anche se abbiamo visto che non è stato così, non sembra anche a voi che una delle due sia stata comunque un flop? 

Insomma non ci sarebbe dovuto essere confronto tra una manifestazione antimafia organizzata a MILANO, non in Sicilia, e un’altra invece convocata per rappresentare la maggioranza degli italiani attraverso i partiti di governo e sponsorizzata da giorni su tutte le televisioni del premier e non solo, ci si sarebbe aspettati una manifestazione storica per affluenza. Effettivamente storica lo è stata sul serio, ma per il motivo opposto, essendosi rivelata un flop; probabilmente è un segnale da non sottovalutare, un messaggio lanciato da una gran parte di quella gente che ha sostenuto il governo alle passate elezioni, la gente comune e non i manager poco abituati a riempire le piazze con la loro presenza, e che adesso sta attraversando un momento di riflessione. Evidentemente questi elettori cominciano a sentirsi confusi dai segnali che ricevono dai loro beniamini, anche per loro la realtà sembra essere tristemente diversa dalle immagini di propaganda che provengono dalle tv e da alcuni  giornali, la crisi esiste sul serio e non sembra intravedersi una via d’uscita a breve. Certo, stando ai sondaggi del premier i numeri sembrerebbero essere ancora dalla loro parte, ma osservando bene quello che succede i segnali sembrano essere contrastanti; quale sarà la verità? Parafrasando una nota canzone: lo scopriremo soltanto vivendo.

 

E fin qui niente di nuovo, soltanto due punti vista diversi, il problema diventa fastidioso però quando negli striscioni esibiti nella manifestazione oceanica del PDL, nel corteo capitanato dalla capopolo ministra  Meloni, compare uno striscione dedicato ai tarocchi d’Italia in cui vengono sbeffegiati Di Pietro e la Bonino, e ci può stare, essendo uno il nemico giurato di Berlusconi e l’altra la concorrente della Polverini alla presidenza della regione Lazio, ma qualcosa stona quando insieme a loro viene inserito e sbeffeggiato anche Paolo Borsellino.  Per quanto mi riguarda me ne sfugge totalmente il motivo, anche se ho un’idea al riguardo. Certamente se ci si ferma a pensare che oltre a rappresentare un giudice integgerrimo e totalmente dedito alla lotta alla mafia, che non fosse un uomo di sinistra e che venisse accolto a Palermo dall’allora MSI con questa frase “Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”, c’è qualcosa che non torna in questa maggioranza di destra. Come mai gli eredi del glorioso MSI non riescono ad avere in comune gli stessi eroi antimafia dei loro predecessori ai quali dicono di ispirarsi? Effettivamente c’è qualcosa che puzza di marcio. Chi li prepara questi striscioni?  L’impressione è che ci sia una regia unica alla quale aderiscono questi nuovi esponenti politici, evidentemente non all’altezza dei valori che si pregiano di rappresentare, perché  è veramente difficile immaginare come un servitore dello stato e simbolo della lotta alla mafia quale Paolo Borsellino possa essere diventato oggi un simbolo negativo, sembra impossibile, uno scherzo insomma. D’altronde di questi tempi è più facile immaginare uno slogan del tipo: “Meglio cent’anni da Meloni che un giorno da Borsellino”. Ogni cosa ha un prezzo, anche la gloria, sta ad ognuno scegliere la moneta che gli si adatta di più e il ricordo da lasciare a futura memoria; forse, in fondo, ognuno ha la statura che si merita.

Purtroppo se pensiamo a quale sia la statura morale di questi rappresentanti non c’è da stupirsi di nulla, l’unico pensiero che ritorna costantemente come un ritornello è  l’accostamento di questo governo e dei suoi rappresentanti a personaggi del calibro del senatore Dell’Utri o Salvatore Cuffaro (due a caso, ma possiamo prenderne degli altri come l’eroe stalliere di Arcore ecc.), questa può certamente essere una chiave di lettura per spiegare il perché di alcuni striscioni e di alcuni proclami del premier come il fatto che lui provi vergogna per quelle serie televisive come La Piovra a quanto pare dannosi per l’immagine candida del nostro paese all’estero. Forse sarebbe il caso di chiedere agli americani se hanno avuto modo di scoprire la mafia attraverso questi serial o piuttosto attraverso una realtà vissuta in prima persona  dai tempi di Al Capone in poi, o lo si potrebbe chiedere agli abitanti di Duisburg… anche se quella tecnicamente era la ‘ndrangheta… o magari  potremmo chiedere in Sud America cosa ne sanno dei Cuntrera-Caruana, famosi come i Rothschild della mafia, una delle cosche più ricche e potenti al mondo.

Eh già, tutta colpa della Piovra…

Libera rete liberi tutti


Notizia che se confermata è assolutamente preoccupante quella anticipata dal China business news e che riguarda il probabile abbandono del territorio cinese da parte di Google entro il 10 aprile di quest’anno. Evidentemente le pressioni esercitate dal governo cinese sul motore di ricerca più famoso e più usato nel mondo hanno superato i limiti possibili per fornire un servizio accettabile ad una clientela, quella cinese, che deve sottostare ad una censura preventiva soffocante. A questo si unisce anche la violazione di diverse caselle di posta gmail riferite a diversi attivisti per i diritti umani, diritti che effettivamente in Cina sembrano necessitare di una maggiore attenzione internazionale.

Abbandonare questo mercato per Google non sarà del tutto indolore perchè, così come capita ormai in tutti paesi del mondo, anche in Cina occupa una posizione dominante con un controllo del 25-30% del mercato, quindi una rinuncia a diversi milioni di dollari di fatturato. Sarebbe importante riuscire a conoscere i veri motivi di questa decisione visto che i suoi principali concorrenti, Baidu il principale motore di ricerca cinese e Bing il motore di ricerca Microsoft, non avranno evidentemente nessuna difficoltà ad accettare tutte le limitazioni imposte dal governo.

Certo che essere arrivati nel 2010 per scontrarsi ancora con comportamenti di repressione sull’informazione così forti, ci da un’idea precisa di quanto possa essere importante avere accesso ad una corretta informazione,  un’informazione che non venga filtrata dall’alto, che ci dia la possibiltà di valutare coscientemente gli avvenimenti della vita quotidiana e  poter dare una valutazione su eventuali comportamenti fraudolenti dei potenti di turno, siano essi politici o importanti esponenti del mondo finanziario, che ci permetta così di fare delle scelte personali confrontando i più svariati e contrastanti punti di vista.

Il ministro dell'Interno Maroni

Ultimamente purtroppo anche in Italia abbiamo avuto modo di “apprezzare” degli annunci da parte di importanti esponenti del nostro governo a proposito di una eccessiva libertà del Web. Questo non è certamente un buon segnale, non tanto perché non sia auspicabile un eventuale controllo per quanto riguarda alcuni campi come l’eccessiva facilità di accesso di contenuti pornografici per i minori o l’adescamento di questi stessi minori ancora troppo vulnerabili per il mondo degli adulti, ma proprio perché l’intervento dei così poco accorti membri del governo si è manifestata soltando quando si sono accorti di una presenza su internet di forme di dissenso politico nei loro confronti. Questo metro ci porta a conoscenza di quale sia il modo che questa pseudo democrazia usa nei confronti del diritto alla libertà di informaziane e del modo di esercitarla che tutti i cittadini devono avere in una democrazia liberale.

Li avete mai visti intervenire con un maggior controllo sugli argomenti che abbiamo accennato prima (pornografia, pedofilia) eventualmente anche con accordi mondiali in proposito? NO, ma hanno pensato bene di alzare la voce quando invece si sono sentiti minacciati da libere espressioni di dissenso assolutamente innocue nella sostanza, se non che le stesse, guadagnando successive adesioni avrebbero potuto causare danni nelle manifastazioni tipiche delle democrazie in cui diventa necessaria la partecipazione di tutti per ricevere l’investitura del comando: il voto.

Tutti i cittadini di qualsiasi stato, anche quelli ignari ma sottoposti ad un controllo feroce da parte dei loro governi, pensano e sperano di vivere in un mondo libero da questi condizionamenti, perché nello stesso momento in cui ci si dovesse rendere conto di vivere in un mondo in cui l’ingerenza di un “grande fratello” risulti determinante per le proprie scelte darebbe la consapevolezza di non vivere più la propria vita attraverso delle scelte consapevoli, ma la vita di un pollo di batteria allevato con lo stesso scopo dei polli veri: nutrimento per una classe dirigente, padroni in un mondo di schiavi, allevati per produrre dando loro l’illusione di una vita.

Nel mondo moderno in cui la globalizzazione ha prodotto dei risutati devastanti, non si è ancora riusciti ad esercitare attraverso la rete la stessa forza con cui la magia della televisione è intervenuta per anestetizzare ed inebetire milioni di cittadini inermi,  l’unico modo ancora valido per impedire che la rete non rilasci informazioni è rimasto quello del bavaglio, metodo universale tipico di tutti i governi incapaci di contrastare se non con la forza e l’oppressione le pacifiche forme di dissenso dei cittadini che non sono riusciti ad avere dalla loro parte. Questo comportamento è il filo conduttore di tutti i governi che, al di là di qualsivoglia ideologia politica di destra o di sinistra sotto il cui ombrello hanno cercato di giustificarsi, ha prodotto soltanto regimi.

L’Italia, questo grande paese in cui pensiamo di vivere, è sufficentemente attrezzato per poter contrastare queste forme di oppressione mediatica alle quali veniamo sottoposti quotidianamente e che spesso subiamo senza poter in nessun modo reagire? L’impressione personale è che siamo costantemente studiati e monitorati attraverso i numerosi sondaggi a cui siamo invitati a partecipare, e che se da una parte possono sembrare un modo per esprimere il proprio parere in modo libero, dall’altro vengono usati scientificamente per programmare nel “momento giusto” eventuali interventi del governo.

Nel mio piccolo ho avuto modo di costatare che anche una voce minuscola come questa è risultata meritevole di attenzione da parte del comando generale dei carabinieri, il mio blog che ha un indirizzo facilmente riconoscibile leggendo qualche post, è stato oggetto di attenzione con una visita poco tempo fa; ribadendo che un controllo in una democrazia è sempre auspicabile come garanzia di libertà, lo stesso mi auguro che questo controllo non serva un domani per diventare strumento di oppressione nelle mani di chi lo esercita.

L’angelo custode


Insomma alla fine non ce l’ho fatta, ho trovato questo video in giro per la rete e non sono riuscito a trattenere la mia voglia di dare un contributo, e poi è uno dei film del momento.

Impossibile resistere, assolutamente, non tanto per l’auspicio che compare in copertina, quanto per quello che è il discorso del sire, che ci prende per mano chiedendoci il voto, con quella sua voce suadente, calda e rassicurante. In questo video non c’è il sire che minaccia con impeto i suoi sottoposti (Giancarlo Innocenzi) ricordandogli perché si trovino dove stanno ora e perché, qui c’è il sire papà (o papi, se preferite), il sire nonno, il sire che cammina al nostro fianco, il sire che ci protegge da quella gentaglia (i comunisti), il sire che lotta insieme a noi per la libertà (la sua, viste le leggi ad personam), per la libera informazione (quella di Mediaset o di Minzolini e Vespa), per le pari opportunità (tutti uguali ai provini del Grande Fratello).

Spesso, quando penso al sire, un po’mi arrabbio, è una rabbia che ormai mi nasce dentro, sbuffa come un geiser, ma lo so che non è colpa sua, in fondo è colpa mia perché non riesco a capirlo, sono prevenuto, penso sempre cose cattive,  non riesco proprio a convincermi che dietro di me, come un angelo custode, c’è un bravo papi sempre pronto a proteggermi.

Il guaio forse nasce proprio da lì, dopo aver visto papi in azione anche con gli autisti io intanto sto attento che tra l’angelo e le mie spalle ci sia sempre un robusto muro, non si sa mai…

Stessa faccia stessa razza

16 marzo 2010 2 commenti

Qualche giorno fa ascoltando la radio in macchina  in  non  so  quale  programma i conduttori avevano invitato la Bonino alla quale hanno fatto diverse domande, non ho un ricordo preciso, ma l’impressione è che la trasmissione avesse un che di ironico e come succede in questi casi tutti gli ospiti loro malgrado finiscono col subire domande o allusioni talmente ironiche che la trasmissione alla lunga tende a diventare vero e proprio cabaret. Comunque, ospite di questo programma era anche una donna romana disabile, non me ne voglia ma non mi ricordo il nome né tantomeno chi fosse, rappresentante di non so cosa, alla quale, e non si capisce perché, sono toccate le solite domande su quanta difficoltà avesse avuto per arrivare negli studi della Rai perché costretta su una carrozzina, e, come se noi non lo sapessimo visto che dell’inciviltà del nostro paese sappiamo ormai tutto,  le  solite  risposte  sulla maleducazione generale di tutti i cittadini con l’ostruzione dei marciapiedi e l’assoluta mancanza di protezione degli stessi da parte dei comuni. Esaurite le domande di rito ed essendo nel pieno delle polemiche per la mancata accettazione della lista del PDL, il discorso è caduto sulla legge ad listam e sul successivo intervento del presidente Napolitano con l’apposizione della firma. A questo punto  la signora,  su  sollecitazione  dei conduttori,  esprime  il suo  punto   di   vista  su   questo pastrocchio schierandosi apertamente contro la legge apposita, ma soprattutto dicendo che da quando Napolitano aveva firmato la legge, aveva smesso di essere il suo presidente.

Raccontava tutto ciò con evidente rabbia, si sentiva nella espressione della sua voce un evidente fastidio di delusione nei confronti  di  Napolitano, che evidentemente essendo lei di sinistra ne aveva accettato con gioia la nomina a presidente della repubblica, al contrario di me che avevo accettato con disgusto l’elezione dell’ennesima mummia per di più borghese comunista, probabilmente perché nell’immaginario di molti  così come nel suo, Napolitano incarnava con la sua storia la figura standard di comunista d’altri tempi, quindi uomo rispettabile e tutto d’un pezzo non incline certamente agli stessi giochi dei politicanti professionisti per tornaconto  personale. Per una di sinistra, costretta a convivere con un presidente del consiglio come il nostro, anche una piccola soddisfazione del genere poteva avere il suo peso; probabilmente le regalava la minuscola consolazione di sapere che anche lei e quello in cui credeva potesse essere in qualche modo rappresentato ed eventualmente difeso nelle istituzioni italiane, istituzioni che con questo sistema elettorale vengono ormai militarizzate dai vincitori. Devo dire che al di là della mia valutazione sul comportamento di Napolitano che ho già avuto modo di esprimere qui, le dichiarazioni della signora oltre ad avermi alquanto infastidito per il modo, mi hanno lasciato abbastanza perplesso perché dimostravano una evidente condanna più per la delusione avuta che non per l’opportunità  del gesto.

Ora,  non  credo  che  si  possa  mai  e   in  nessun  modo  condannare  qualcuno  senza  essere stati   perfettamente    a    conoscenza   dello  svolgimento   dei   fatti,  ma semplicemente per essere  stati  causa  di  delusione,  magari  per  aver  compiuto un gesto obbligatorio anche se inopportuno, insomma condannato per tradimento, tradimento  per  la   mancata   difesa di quell’  ideale   vivo  soltando  nella  testa  di  chi materializza in quella figura l’ultima barriera di legalità. Questo modo di diventare tutt’uno con i rappresentanti della propria parte politica perdendo la capacità di giudizio nei loro confronti, lasciando che la sola  corrispondenza     di     supposti  ideali  possa essere garanzia per una loro corretta valutazione, ha sempre suscitato in me profonda avversione, fin dai tempi in cui fare politica era di moda ed ancora più di moda fosse far politica di sinistra, spingendomi spesso allo scontro frontale con molti militanti di formazioni politiche quali Lotta Continua, che credevano di essere gli unici autorizzati ad incarnare e possedere ideali di progressismo e di giustizia,  ma che con i loro effettivi comportamenti, visti dall’esterno, sembravano più appartenere ad una setta piuttosto che ad una élite di giusti.

Questo rifiuto di omologazione mi ha portato a sviluppare la mia maturità politica lontano dai condizionamenti di sezioni di partito e lontano anche da una scarsa tendenza al confronto interno di questi movimenti in cui non veniva tollerata in nessun modo la benché minima forma di dissenso; qualunque forma di dissenso era vista con intolleranza e diffidenza e finiva col venire etichettata come fascista, non era ammessa una discussione che mettesse in dubbio qualche punto fermo di quella ideologia che il tempo ha invece avuto modo di distruggere impietosamente.

Il lato ironico in tutto ciò è lo stupore che molti hanno avuto quando molto tempo dopo hanno scoperto di quanto il mio pensiero fosse più a sinistra del loro, lontano da qualsiasi rappresentazione fasulla di comunismo così come veniva propagandato nel mondo da quelle nazioni da loro prese ad esempio a garanzia e a conforto delle loro tesi;  rivelatesi poi col tempo lontane anni luce dal concetto stesso di comunismo. Insomma, l’appartenere ad un gruppo dava loro la forza necessaria per sostenere le proprie idee, dava la convinzione che se un’idea venisse espressa e sostenuta da un insieme di persone piuttosto che da un singolo diventasse giusta, bisognava credere in una idea comune anche quando quella idea dimostrava delle evidenti falle, negando evidenze come gli internamenti dei dissidenti in Cina ed in Russia, una fede insomma. Figurarsi quale effetto potesse scatenare in me il dovermi attenere a prescrizioni del genere nel professare un ideale politico senza poterlo contraddire dall’interno;  io, scarsamente attaccato ai valori della chiesa fin da piccolo perché fortemente scettico, anche se come molti frequentatore di chiesa e con una infanzia da chierichetto, ma protagonista di lunghissime discussioni nate dallo scetticismo sull’esistenza di Dio con il prete della mia parrocchia di cui conservo un ricordo dolcissimo per la sua estrema dedizione al suo mandato di rappresentante di Dio, mi sarei dovuto comportare da credente in una accolita di apparenti senza Dio, nella realtà invece più credenti di un prete.

Figurarsi che delusione avrebbe potuto provocare nella mente di questi bisognosi di figure probe la visione di cotanto video prima della nomina a presidente della repubblica, nessuno avrebbe voluto come rappresentante un uomo con un comportamento così fastidiosamente arrogante e così simile ai comportamenti di tutti i politici. Per me non è nient’altro se non la conferma che nessuno di questi signori mollerà mai la poltrona conquistata, coscienti di vivere in un mondo pieno di privilegi da loro stessi assegnatosi, quasi che questi privilegi fossero a loro dovuti, e coscienti anche delle angherie inflitte ai loro ignari sudditi, cioè noi, quindi due volte colpevoli.  Questo porta soltanto ad una considerazione, cioè di quanto sia importante l’informazione priva di filtri a garanzia di tutti i cittadini, di come la pratica di oscuramento esista da sempre e di come la mancata conoscenza dei fatti condizioni i nostri giudizi nei confronti di questi parassiti che sosteniamo col nostro voto.

Se un domani, invece di litigare per stupide contrapposizioni politiche, riusciremo a capire che questi signori sono nient’altro che nostri dipendenti, allora, forse, riusciremo tutti insieme a prenderli a calci nel culo, per rispedirli lontano dai nostri soldi.

Fiore all’occhiello…


Sede del gruppo Prada a Tokio

  

Uno dei fiori all’occhiello del made in Italy è sicuramente la moda, un campo nel quale siamo tra i primi nel mondo. Il merito per questo primato è da attribuire senza alcun dubbio alla capacità di moltissimi stilisti che con le loro collezioni tengono veramente in alto la considerazione del nostro paese nel mondo. Come si può non essere contenti di essere rappresentati  da gente con queste capacità. Un campo nel quale siamo indiscutibilmente leader, e certamente tutti quanti noi italiani quando si parla di moda gonfiamo vanitosamente il petto.      

Ma, perché c’è sempre un ma, succede sempre qualcosa che manda tutto per aria distruggendo con estrema facilità tutto quel che di positivo riusciamo a costruire. Proprio oggi campeggia su molti giornali, anche se non molto in evidenza, una notizia che, se confermata, non ci fa fare certamente una bella figura; io voglio riproporla lasciando a voi ogni commento.    

In Giappone Prada ha pensato bene di mandare una lettera di licenziamento a quindici dipendenti che essendo “brutti, vecchi e grassi” con la loro non bellissima presenza, non erano in linea con l’immagine dello stile Prada nel mondo. Non contenti di questi licenziamenti, attraverso l’amministratore delegato Davide Sesia, il gruppo Prada ha fatto sapere alla ormai ex direttrice generale del gruppo in Giappone, Rina Bovrisse, che se avesse voluto mantenere il suo posto di lavoro avrebbe dovuto cambiare pettinatura e sicuramente dimagrire, pare anche che il manager abbia detto alla direttrice che si vergognava della sua bruttezza e che non voleva che i visitatori provenienti dall’Italia la vedessero. Queste le richieste avanzate all’ex direttrice dopo diciotto anni di militanza nel gruppo Prada. Evidentemente un modo carino per ringraziarla dell’apporto della Bovrisse dopo tutti questi anni dedicati all’azienda.    

Per il momento tutta la faccenda è nelle mani dei rispettivi legali che si danno battaglia in tribunale a colpi di denuce reciroche. A questo proposito  il guppo Prada, in una dichiarazione ufficiale, ha sottolineato che  il tribunale giapponese che si è occupato del caso ha dato per il momento ragione al gruppo rifiutando le accuse dell’ ex direttrice, direttrice che dal canto suo ha fatto saper di essere pronta al contrattacco raccogliendo nuove testimoninze a suo favore, affermando anche che questa pratica ha già mietuto altre vittime nell’azienda, prima retrocesse di grado all’interno dell’azienda stessa, e poi licenziate.    

Noi restiamo in attesa di nuovi sviluppi, commentando soltando con un interrogativo: pensate anche voi che se il licenziamento della manager fosse dovuto ad altro, scarsa capacità ad esempio, avrebbe scelto una scusa così poco credibile e difficile da dimostrare, per difendersi dal licenziamento?