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E io pago


“Noi non faremo macelleria sociale, mente chi dice che con i nostri provvedimenti metteremo le mani nelle tasche degli italiani.”

Pressappoco sono queste le dichiarazioni del nostro primo ministro pochi giorni fa all’uscita delle prime indiscrezioni sulle misure scelte nella manovra economica.

sim sala bim

La prima impressione è che come al solito abbiamo ascoltato le solite balle, considerando che la manovra si aggirerà sui 24 miliardi di euro e immaginando che i soldi non si trovino come i funghi nei boschi ma prendendoli o togliendoli dalle tasche di qualcuno, nelle nostre tasche qualcuno metterà sicuramente le mani, a meno che non si chieda aiuto a Silvan che cercando nei suoi cappelli non riesca a trovare qualcos’altro oltre ai conigli e alle solite colombe, anche se dubito fortemente che possa trovare più di qualche spicciolo.

In tutti i talk show si discute sull’equità di questi provvedimenti e quali frutti possa portare; tanti personaggi e tante facce in mostra tranne quella di Silvio. Questo dimostra inequivocabilmente due cose:

 La prima che il presidente del consiglio non voglia in nessun modo presentarsi al paese per annunciargli di persona la necessità di dover sostenere questi sacrifici dopo aver lungamente evitato di parlare di crisi anzi negandone spesso l’esistenza e parlando semmai di una fase di ricrescita (forse pensava al suo nuovo toupè), e perciò ha riesumato un desaparecido del video come Gianni Letta (un usato sicuro) per annunciare la necessità di sacrifici, probabilmente ritenendolo uno dei pochi adatti, se non l’unico possibile viste le bufere in corso per molti altri esponenti di partito(anche se non è escluso che in futuro possano interessare anche lui).

La seconda è l’ennesima conferma di quale sia la tattica scelta per poter continuare a presentarsi agli elettori basandosi non sul regolare svolgimento della vita politica che inevitabilmente obbliga a delle scelte che potrebbero metterlo in cattiva luce nei confronti del proprio elettorato, ma basandosi invece su delle strategie di marketing, completamente mutuate dalla politica americana che ormai si basa sui comportamenti da tenere per mostrarsi sempre nel modo giusto, evitando di lasciare un cattivo ricordo dei propri interventi, anche mentendo se necessario.  Piuttosto si potrà sempre negare di aver mentito, perché anche in presenza di prova televisiva, ormai in Italia è sperimentato, quello che conta è l’effetto al momento della dichiarazione e non più il dopo. Se ci dovessero essere degli effetti negativi a quelle dichiarazioni si valuterà in un momento successivo, in cui comunque si saranno già incassati gli effetti positvi della prima menzogna.

E’ così che il nostro Re è andato avanti finora, ed insieme a lui tutto il nostro governo, probabilmente però sono in arrivo momenti difficili non soltanto per noi, e questo modo furbetto di stare al potere incomincia a mostrare qualche falla. Che la situazione non sia proprio rosea come ci veniva descritta è evidenziata dal fatto che altre nazioni ben più ricche di noi, quali la Francia e la Germania, abbiano deciso di affrontare questa crisi mondiale con delle manovre finanziarie molto più pesanti della nostra, valutando anche delle misure che prevedano delle prospettive di crescita, che a quanto pare non sono invece previste nella nostra finanziaria.

Evidentemente il nostro Giulio Tremonti, ritiene, in accordo col primo ministro, che non abbiamo bisogno di sostegni per la crescita economica nel nostro paese, abbiamo forse dimenticato che il nostro paese sta meglio degli altri e che la crisi era tutta un’invenzione di alcune Cassandre comuniste?

 Ma osservando non tanto la nostra manovra bensì quella di Francia e Germania, sorge spontanea una domanda: dopo aver fatto questi pesanti sacrifici l’Italia avrà la forza per risollevarsi oppure, mancando misure di sostegno alla crescita che comunque costerebbero da un lato maggiori sacrifici per gli elettori mentre dall’altro il rischio di sconfitta per il governo, sarà di nuovo costretta a ricorrere ad ulteriori provvedimenti tampone facendoci pagare  il costo di questa codardìa della nostra classe dirigente? 

Il video che segue non c’entra nulla, forse, con l’argomento trattato, ma serve a ricordarvi chi è il nostro primo ministro e qual’è il criterio di scelta dei suoi collaboratori, del modo sfacciatamente televisivo che usa per le proprie rappresentazioni politiche, quale sia la considerazione che ha per le donne del suo governo, cioè veline da mostrare al pubblico, e per ultimo il suo modo signorile e moderno di apostrofarle con la scelta di simpatici nomignoli, non è forse lui pur sempre il Cavaliere?

Una luce in fondo al tunnel


Insomma, se era importante lanciare un segnale, credo proprio che questo segnale sia stato lanciato ed abbastanza forte, pare. Non solo live streaming, ma anche migliaia di gente in piazza, e anche tantissime radio, ed il satellite: Current Tv.

Sarà mai che di colpo ci si risveglia tutti? Finalmente si sente qualcuno parlare di quello che sta succedendo in Italia.

E’ strano quello che sta accadendo, sembra quasi che si stia parlando dell’Uganda, o del Congo, o del Cile di Pinochet, o dell’Argentina dei colonnelli, invece stiamo parlando dell’Italia, e ai voglia di dire che sono solo quattro gatti comunisti che protestano, comunque anche se fosse, non sono soltanto quattro gatti, per fortuna.

Ce lo stiamo sognando forse? Purtroppo no, lo stiamo vivendo in diretta, e siamo sul serio in Italia, paese democratico o almeno così pensiamo che sia. Lo resterà? Lo speriamo un po’ tutti.   

Oggi in fondo siamo tutti più sicuri che in quest’epoca di comunicazione anche attraverso internet, limitare l’informazione stia diventando molto più difficile, non si può più zittire tutti con estrema facilità, per fortuna. Sembra di vivere un momento storico, partecipando anche soltanto idealmente. Siamo in tanti, si, e l’impressione è che siamo più di quello che dicono i sondaggi, più di quel 40% che dovremmo rappresentare, e l’impressione è  anche che con questi modi questo 40% tenda a moltiplicarsi.

Quali modi? Beh, i modi di chi mente sapendo di mentire, ed in modo incredibilmente subdolo e doloroso anche quando fa affermazioni di questo tipo: “Nei prossimi tre anni di lavoro che ci attendono vogliamo anche vincere il cancro…” . Un uomo che specula sulle disgrazie di molti poveri cittadini che lottano soffrendo, in un paese come l’Italia con una sanità ancora più ammalata degli stessi pazienti in moltissime regioni, si permette affermazioni così soltanto per aggiudicarsi un misero voto. Se mai ce ne fosse stato bisogno, sono certo nell’affermare di non aver mai assistito in tutta la mia vita ad un personaggio così tristemente malvagio, irrispettoso, abietto e mentitore.

Un milione… forse due


Un milione di persone in piazza… booom

 

Ma si può? Ma chi glieli scrive i testi?  e soprattutto: ma chi glieli scrive gli striscioni?

  

Probabilmente lo stesso autore di questo giuramento dei candidati che sembra essere una specie di preghiera… evviva… 

 

 Ok, capisco che organizzare una manifestazione in piazza non sia una cosa del tutto semplice, e probabilmente anche costoso per il PDL visto il contenuto di questa intervista , facciamo però un piccolo confronto tra la manifestazione del PDL a Roma e quella antimafia a Milano organizzata da Libera, ammettendo che i dati diramati dalla questura sul numero dei partecipanti sia lo stesso per tutte e due (150.000), anche se abbiamo visto che non è stato così, non sembra anche a voi che una delle due sia stata comunque un flop? 

Insomma non ci sarebbe dovuto essere confronto tra una manifestazione antimafia organizzata a MILANO, non in Sicilia, e un’altra invece convocata per rappresentare la maggioranza degli italiani attraverso i partiti di governo e sponsorizzata da giorni su tutte le televisioni del premier e non solo, ci si sarebbe aspettati una manifestazione storica per affluenza. Effettivamente storica lo è stata sul serio, ma per il motivo opposto, essendosi rivelata un flop; probabilmente è un segnale da non sottovalutare, un messaggio lanciato da una gran parte di quella gente che ha sostenuto il governo alle passate elezioni, la gente comune e non i manager poco abituati a riempire le piazze con la loro presenza, e che adesso sta attraversando un momento di riflessione. Evidentemente questi elettori cominciano a sentirsi confusi dai segnali che ricevono dai loro beniamini, anche per loro la realtà sembra essere tristemente diversa dalle immagini di propaganda che provengono dalle tv e da alcuni  giornali, la crisi esiste sul serio e non sembra intravedersi una via d’uscita a breve. Certo, stando ai sondaggi del premier i numeri sembrerebbero essere ancora dalla loro parte, ma osservando bene quello che succede i segnali sembrano essere contrastanti; quale sarà la verità? Parafrasando una nota canzone: lo scopriremo soltanto vivendo.

 

E fin qui niente di nuovo, soltanto due punti vista diversi, il problema diventa fastidioso però quando negli striscioni esibiti nella manifestazione oceanica del PDL, nel corteo capitanato dalla capopolo ministra  Meloni, compare uno striscione dedicato ai tarocchi d’Italia in cui vengono sbeffegiati Di Pietro e la Bonino, e ci può stare, essendo uno il nemico giurato di Berlusconi e l’altra la concorrente della Polverini alla presidenza della regione Lazio, ma qualcosa stona quando insieme a loro viene inserito e sbeffeggiato anche Paolo Borsellino.  Per quanto mi riguarda me ne sfugge totalmente il motivo, anche se ho un’idea al riguardo. Certamente se ci si ferma a pensare che oltre a rappresentare un giudice integgerrimo e totalmente dedito alla lotta alla mafia, che non fosse un uomo di sinistra e che venisse accolto a Palermo dall’allora MSI con questa frase “Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”, c’è qualcosa che non torna in questa maggioranza di destra. Come mai gli eredi del glorioso MSI non riescono ad avere in comune gli stessi eroi antimafia dei loro predecessori ai quali dicono di ispirarsi? Effettivamente c’è qualcosa che puzza di marcio. Chi li prepara questi striscioni?  L’impressione è che ci sia una regia unica alla quale aderiscono questi nuovi esponenti politici, evidentemente non all’altezza dei valori che si pregiano di rappresentare, perché  è veramente difficile immaginare come un servitore dello stato e simbolo della lotta alla mafia quale Paolo Borsellino possa essere diventato oggi un simbolo negativo, sembra impossibile, uno scherzo insomma. D’altronde di questi tempi è più facile immaginare uno slogan del tipo: “Meglio cent’anni da Meloni che un giorno da Borsellino”. Ogni cosa ha un prezzo, anche la gloria, sta ad ognuno scegliere la moneta che gli si adatta di più e il ricordo da lasciare a futura memoria; forse, in fondo, ognuno ha la statura che si merita.

Purtroppo se pensiamo a quale sia la statura morale di questi rappresentanti non c’è da stupirsi di nulla, l’unico pensiero che ritorna costantemente come un ritornello è  l’accostamento di questo governo e dei suoi rappresentanti a personaggi del calibro del senatore Dell’Utri o Salvatore Cuffaro (due a caso, ma possiamo prenderne degli altri come l’eroe stalliere di Arcore ecc.), questa può certamente essere una chiave di lettura per spiegare il perché di alcuni striscioni e di alcuni proclami del premier come il fatto che lui provi vergogna per quelle serie televisive come La Piovra a quanto pare dannosi per l’immagine candida del nostro paese all’estero. Forse sarebbe il caso di chiedere agli americani se hanno avuto modo di scoprire la mafia attraverso questi serial o piuttosto attraverso una realtà vissuta in prima persona  dai tempi di Al Capone in poi, o lo si potrebbe chiedere agli abitanti di Duisburg… anche se quella tecnicamente era la ‘ndrangheta… o magari  potremmo chiedere in Sud America cosa ne sanno dei Cuntrera-Caruana, famosi come i Rothschild della mafia, una delle cosche più ricche e potenti al mondo.

Eh già, tutta colpa della Piovra…

Strategia della tensione?


Ascoltare le notizie della politica italiana ormai è diventato abbastanza noioso, non tanto perché non ne succedano sempre di nuove e a volte interessanti da seguire, ma perché riusciamo a prevedere tutti gli svolgimenti successivi, riconducibili ad una strategia precisa che cercherò di illustrarvi qui di seguito.

Allora, parte un’ inchiesta a Trani su un ipotesi di usura legato ad alcune carte di credito e nello svolgimento delle indagini si arriva al coinvolgimento del premier Berlusconi, assolutamente estraneo all’inchiesta in questione,  ma, attraverso delle intercettazioni sui telefoni degli indagati, viene fuori la richiesta di chiusura di trasmissioni Rai quali Annozero. Ovviamente scoppia il finimondo per il clamore suscitato dal fatto che il nostro premier tenta di intervenire facendo pressioni su un membro dell’Agcom, autorità garante che, anche se composta comunque su indirizzo politico, dovrebbe fungere da organo di controllo a garanzia dei cittadini che fruiscono del servizio di televisione pubblica, e non, si badi bene, al servizio dei politici che li hanno sistemati su quelle poltrone. Questo modo pittoresco di nominare dei controllori da parte di chi dovrebbe essere controllato porta inevitabilmente ad una considerazione banale:  anche i più tonti possono capire che se qualcuno ti trova una bella poltrona su cui accomodarti, fornendoti anche un lauto stipendio pagato dal canone generosamente fornito da tutti i teleutenti, non potrai non sentirti in qualche modo obbligato a restituire il favore nel caso in cui i suddetti benefattori abbiano bisogno del tuo aiuto, infischiandotene, purtroppo, della funzione di garanzia verso la libertà di informazione dovuta a tutti i cittadini; e per tutti si intendono proprio tutti, non solo le maggioranze rappresentate.

E’ ovvio che ascoltando una notizia simile nasca spontanea l’indignazione da parte dei cittadini, non soltanto di quelli avversi al premier, ma anche di quella parte che senza necessariamente schierarsi dalla parte opposta vorrebbe poter avere la libertà, o almeno l’illusione, di poter scegliere quale programma guardare in tv senza dover essere sempre imboccato dall’alto. Purtroppo per loro bisogna comunque sottolineare che ormai in Italia pare che, nella funesta ipotesi in cui non ci dovesse trovare d’accordo con il premier e la sua parte politica, si finisca volenti o nolenti per essere collocati dall’altra parte, senza avere diritto di contestare questo arbitrio, ma tant’è.

Ritornando invece al perché della noia per quanto riguarda le notizie, scusandomi per la digressione che mi premeva comunque di fare, quello che ormai non stupisce più è la reazione del topo preso con le zampine nella marmellata.  Mi spiego meglio: in questo caso come negli altri, non potendo assolutamente negare il fatto compiuto perché certificato dalla presenza di documenti inconfutabili quali le intercettazioni, cosa si fa? ma si attacca, ovviamente  con gran clamore, per distogliere l’attenzione dei cittadini verso la notizia, quei cittadini che contribuiscono a pagare il loro stipendio e quello dei signori nominati nelle righe in alto; e chi si attacca? ma i giudici naturalmente, rei di usare le intercettazioni per cercare di svolgere il loro lavoro a salvaguardia della legalità o almeno di quella parvenza ormai rimasta. Come li si attacca? ovvio anche questo, dandogli quella definizione, comunisti, ormai fin troppo usata e forse anche abusata, fateci caso l’uso di questa accusa sta leggermente diminuendo in quest’ultimo periodo, forse perché, come Esopo insegna, quando si grida troppo “al lupo, al lupo” la gente smette di ascoltare, annoiata dalle solite urla. Mossa ovvia, come in molti casi precedenti da parte del ministro Alfano, l’invio degli ispettori.

Attaccando i giudici e spostando l’attenzione dal reato ipotizzato, si crea, ormai lo abbiamo capito tutti, uno scontro tra cittadini e parti politiche che tende a mettere in secondo piano l’oggetto principale del contendere e finendo per scontrarsi soltando su contrapposizioni ideologiche e non di sostanza. Può questo modo di contrapporsi far bene alla nostra vita politica e sociale del nostro paese? Ma certamente no, i problemi quotidiani in questo modo finiscono per venire completamente dimenticati, come possiamo sentirci tutelati noi poveri cittadini indifesi, anzi a questo proposito mi nasce spontanea una domanda: se per qualsivoglia motivo io dovessi avere a che fare con la giustizia e dovessi essere condannato, potrò appellarmi alla sentenza accusando i giudici di essere comunisti o fascisti  a seconda del caso? Siamo ridotti ormai a questo?

A questo proposito vorrei farvi riflettere su un particolare, non tanto i contrari al premier quanto invece i sostenitori, quando avviene qualcosa in cui Berlusconi finisce per essere coinvolto in prima persona in maniera inequivocabile come in questo caso, e, attaccando i giudici come abbiamo detto poc’anzi per spostare l’attenzione, è possibile che non vi accorgiate che qualcuno cerca di prendervi in giro usandovi come arma da brandire contro l’avversario? Non potendo cancellare  i fatti incriminati cerca di spostare l’attenzione mettendoli in secondo piano, facendoli soltando scomparire ai vostri occhi, quando invece sono il perno da cui nasce tutto, e, anche ammettendo che esistano davvero giudici comunisti contro il premier, voi riusciate a non vedere e a non sentire tutto ciò in cui è coinvolto e di cui possiamo essere tutti testimoni diretti attraverso documenti inconfutabli come le intercettazioni e che anche alle nostre orecchie sono assolutamente incontrovertibili? E’ possibile che non sentiate il bisogno di proteggervi da questa gente che vive al di sopra della legge complottando anche alle vostre spalle? Vorreste farmi credere che vi sentiate tutelati? Pensate sul serio di far parte di quella schiera di persone che gode, con questo governo, di qualche tutela?

Ho difficoltà a pensare che tutti gli insegnanti, il personale ATA, i docenti universitari o il personale di ricerca possano sentirsi tutelati da questo governo. Ho difficoltà a pensare che possano sentirsi tutelate tutte le forze dell’ordine, che sono costantemente nell’occhio del ciclone e che vengono usate a protezione di questo governo e che finiscono per non avere i mezzi per tenere in piedi un servizio di sorveglianza del territorio per mancanza di mezzi, dalla benzina al normale approvvigionamento delle caserme. Ho difficoltà a pensare che si possano sentire tutelati tutti i genitori che mandano i loro figli in edifici fatiscenti o in locali affittati dalle varie amministrazioni conniventi, sottraendo soldi all’edilizia scolastica. Ho difficoltà a pensare che questi stessi genitori possano sentirsi tutelati da questo governo che se da una parte si scusa per la mancanza di fondi dall’altra concede aiuti alle scuole private, che avranno certamente gli stessi diritti di tutti, ma che finiscono per togliere allo stato una parte di fondi che potrebbero essere utilizzati nella scuola pubblica frequentata dalla stragrande maggioranza degli italiani. Ho difficoltà a pensare che… potrei continuare così con tante categorie sociali assolutamente non tutelate da questo governo e che inspiegabilmente, almeno per me, continuano invece a sostenere con il loro voto.

Probabilmente siamo arrivati ormai ad un punto morto, un punto in cui non è più possibile un civile confronto democratico, bensì soltanto uno scontro, una contrapposizione infruttuosa che porterà inevitabilmante ad un inasprimento del clima sociale e questo è preoccupante per tutti, indifesi ma anche potenti, perché quando lo scontro comincia a superare i normali limiti imposti dal buon vivere civile, a causa dei gravi problemi di sopravvivenza di molte fasce sociali toccate ormai in modo pesante dalla crisi economica, corriamo seriamente il rischio di farci del male e di far del male alla democrazia permettendo così un intervento drastico e autoritario da parte di coloro che intendono tenerci a bada con tutti i mezzi.

Tempo fa, guardando Current Tv, ho avuto modo di apprezzare un servizio sulle cause che contribuirono a portare una nazione ipoteticamente ricchissima come  l’ Argentina sull’orlo del baratro, con le conseguenze sulla popolazione che tutti quanti noi possiamo ricordare, ebbene in quel filmato le similitiduni con quello che sta accadendo in Italia cominciano a diventare troppe, spero, per quanto mi riguarda, che i miei timori rimangano confinati nel campo delle possibiltà inattuabili, ma, avendo vissuto il periodo, vorrei ricordare a tutti che anche in un paese come l’Italia, che pensiamo al riparo di eventualità di dittatura, si sia verificata nel dicembre del 1970 la possibilità di un colpo di stato, golpe di cui gli italiani vennero a conoscenza dopo tre mesi, e vorrei ricordare come in quel tentativo di golpe fossero risultati coinvolte tre forze tuttora presenti in Italia: la P2,  il SID (servizio segreto italiano) attraverso il coinvolgimento del generale Vito Miceli, direttore del servizio, e guarda un po’ la MAFIA.

Lasciatemi finire dicendo soltanto che oggi, ricordando l’avvenimento, posso dire io c’ero, avendo vissuto quel periodo e ricordando che per fortuna il golpe fu sventato, non vorrei però in un futuro essere costretto a ricordare la stessa frase, io c’ero, ma con esiti diversi del precedente.

Piange il telefono


Ieri sera zompettando da un canale all’altro in Tv, mi sono imbattuto su La7  in un programma che si chiama “otto|e mezzo”, la prima reazione è stata quella di cambiare subito canale spaventato dalla comparsa sullo schermo di una testa piena di capelli rossi finti in un viso gonfio ed edematoso, con due labbra anch’esse proporzionate al gonfiore generale, d’altronde se sbatti il viso è inevitabile che ti si gonfi tutto no? per farla breve impressionante. Comunque superato lo shock per la testona mi sono fermato a guardare perché incuriosito dai protagonisti del confronto: Carlo Rossella e Giovanni Valentini.

Per chiunque voglia togliersi la curiosità di guardare tutto il programma può farlo andando qui, io mi limito ad estrarre qualche perla.

Carlo Rossella: …ma non esiste il conflitto di interessi… non esiste… dove sta?

e subito dopo

… ma io ho diretto il telegiornale di Berlusconi e non ho mai ricevuto una telefonata da Berlusconi… da nessuno…

Pronto... ah, caro presidente, come sta?

Va bene, ammettiamo pure che Berlusconi non telefonasse a Rossella come fa adesso con Minzolini, questo significa che potevamo stare tutti tranquilli? O siamo liberi di pensare che magari il caro Rossella parlasse direttamente col capo vista la confidenza? O meglio ancora, per chi si ricorda il Tg1 ai tempi di Rossella, magari non c’era bisogno che si parlassero perché il direttore sapeva esattamente cosa trasmettere? Fate un po’ voi, certo che dopo le evidenze degli ultimi fatti con le intercettazioni di Berlusconi con Minzolini o tutte le precedenti con Vespa o con Saccà per raccomandare qualche sua protetta con le due famose intercettazioni (le trovate qui 1 e 2), ci risulta difficile pensare che il premier non si occupi, e personalmente anche, di quello che succede in RAI e di cosa si trasmetta, ma insomma…

Certo che invece, tornando a Rossella, l’unica cosa che mi viene da pensare è quanto conti essere un fedele cavaliere di re Artù senza peoccuparsi di perdere la faccia anche negando delle evidenze di fatto, e poi comunque la faccia è sua e non credo che se uno confonda a volte la faccia con il sedere gliene si possa poi fare una colpa, pensate un po’ anche a Fede (Emilio, dico); in fondo può capitare in questo mondo frenetico, basta distrarsi un attimo e… zaccc…

L’ultima comunque l’ho sentita oggi da un’altra “faccia” cioè Bonaiuti, portavoce del Sire, che intervenendo a proposito delle intercettazioni, indovinate un po’ cosa avrà potuto dire? Ma che, perbacco, con queste intercettazione è ora di finirla. Non siete anche voi d’accordo con lui?

Parla con me? No, parla chi dico io


Italia, paese della libertà reltiva, ogni giorno di più. Notizia del giorno, piatto forte nel menù di oggi, queste nuove intercettazioni telefoniche in cui il nostro caro presidente del consiglio cerca di far chiudere per l’ennesima volta Annozero. Certamente non una novità, viene da pensare, il problema però e che ci si accorge sempre di più di come  il nostro caro premier cerchi di zittire chiunque racconti delle verità scomode, e fatto ancora più grave, che cerchi di intervenire su Santoro attraverso il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi. Chi è Giancarlo Innocenzi è spiegato qui. Immagino che gli elettori del PDL possano trovare assolutamente normale il comportamento del nostro premier, visto che ormai siamo tutti abituati alle sue invettive contro i sui nemici mediatici (Santoro, Travaglio, Dandini, Floris, e da quest’anno anche la Gabanelli con Report), il probelma è che un conto è usare i Tg della rai come se fossero di proprietà attraverso il direttore di turno, Minzolini, un altro è invece cercare di intervenire sulla soppressione di programmi scomodi attraverso un componente di un’autorità garante come l’Agcom, autorità che nasce per tutelare i diritti di tutti e non quelli di chi, attraverso il potere, cerca di usare un’autorità di garanzia  per zittire voci che disturbano soltanto il manovratore. Per essere chiari: L’Agcom è un’autorità che deve essere a garanzia di TUTTI, della LIBERTA di INFORMAZIONE, deve agire nell’interesse di tutti i cittadini non al servizio dei potenti di turno, altrimenti perdendo la funzione stessa, quella di controllo, per la quale nasce, non avrebbe  più senso di esistere.  

In fondo stiamo acoltando sempre le stesse cose, probabilmente siamo così abituati allo scontro tra il premier e i suoi “nemici” che ormai ci lasciamo scivolare addosso notizie che invece dovrebbere far salire il grado di attenzione su come viene gestito il controllo su tutti i settori dello stato da parte di comanda,  principalmente sull’ informazione, settore fondamentale per mantenere il controllo sulla popolazione tutta. E’ inutile  dire quanto sia di primaria importanza in tutti i regimi riuscire a stabilire il controllo delle notizie; diventa anche banale fare degli esempi su come venga gestita in paesi come la Russia, la Cina, il Venezuela, in cui lo stato riesce a filtrare le notizie scomode cancellandole. Vorrei ricordarvi di come in Cina anche Google sia stato costretto ad eliminare molte informazioni su ordine dello governo e di quante volte molti esponenti di questa maggioranza siano intervenuti dai loro pulpiti contro internet qui da noi. Divertente (forse) pensare che è proprio per questo che questi paesi vengono presi come esempio negativo dal nostro premier che poi invece “a casa sua” agisce nello stesso modo. In Italia c’è un detto che incarna questo comportamento: Predicare bene e razzolare male.

Quello che comunque emerge con forza è quanto possa essere impensabile che in paese democratico si possa pretendere di zittire le voci di dissenso, da qualsiasi parte provengano, perché sono le voci di tutti, anche le nostre. Come si può pensare di essere tutelati vivendo in paese che decide sulle nostre teste cosa sia giusto o sbagliato? Voi vorreste vivere in un paese così? O forse ci stiamo già vivendo? Possiamo fare ancora qualcosa per tutelare i nostri diritti? Vi lascio con questi interrogativi che probabilmente non faranno che alimentare il senso di impotenza, aumentando anche la frustrazione nei confronti di chi, attraverso il nostro voto, finisca, come sempre, per tutelare i propri interessi anziché quelli per cui è stato mandato lì e cioè gli interessi di tutti.

Nient’altro da dire se non consigliarvi di ascoltare ancora una volta questo bellissimo pezzo di Giorgio Gaber, un monito per tutti coloro che guardano l’Italia attraverso la fitta nebbia delle nostre televisioni.

La firma di Ponzio

7 marzo 2010 1 commento

A qualche giorno di distanza dal pasticcio per l’esclusione della lista della Polverini e del successivo intervento di Napolitano a giustificazione della sua firma sul decreto interpretativo partorito dal governo, credo che sia giusto fare delle riflessioni in merito.

Anzitutto credo che sia necessario specificare che il ritardo nella presentazione della lista sia da addebitare a dissidi interni alla coalizione e non alla scusa sempliciotta della pausa panino tirata in ballo nell’immediatezza del fatto. Questo lo si capisce da numerose evidenze messe a fuoco con calma nei giorni successivi, e lo si capisce dai comportamenti di quella parte di politici del PDL che essendo a conoscenza dei fatti ha agito con compattezza per recuperare la lista senza badare al resto. Insomma punizioni per nessuno, nessun colpevole per capro espiatorio, soltanto azioni di forza per evitare che delle lotte di potere interne alla maggioranza potessero mettere in dubbio la partecipazione della lista del PDL a Roma mettendo a rischio la possibilità di vittoria nelle regionali.

Da questa ricomposizione di un controllo dall’alto è venuto fuori lo scandaloso decreto inventato per indirizzare i giudici in un’unica e possibile direzione: riammettere le liste escluse dalla competizione elettorale.

E’ a questo punto che diventa determinante, per poter chiudere il cerchio, l’intervento di Napolitano con l’apposizione della firma in calce a questo decreto. In un evidente clima di ribellione nel paese con manifestazioni e proteste, con la maggioranza compatta a far muro nello spostare l’attenzione dalla causa di questo pasticcio, ci si sarebbe aspettati dal capo dello stato un altro commento a giustificazione della propria firma, almeno per salvare la faccia, al di là della reale incostituzionalità del decreto stesso quanto piuttosto sulla sua opportunità. Proprio per quello che rappresenta un Presidente della Repubblica e per la necessaria garanzia per il rispetto delle regole è assolutamente ingiustificabile che Napolitano abbia deciso di firmare perché:  “L’esclusione del Pdl non era sostenibile – dice il Presidente – Norme e diritti dei cittadini sono ugualmente preziosi”; quindi questo significa che le norme valgono soltanto quando conviene e sicuramente non valgono per chi ha la possibilità di modificarle nel caso in cui  dovesse infrangerle, per incapacità o peggio per sporchi giochi di potere, togliendo la possibilità di votare ai propri elettori per errori a loro addebitabili? Che giustificazione può mai essere questa? Questo comportamento ovviamente non può giustificare nessun attacco al Presidente della Repubblica, ma ci dà certamente un’idea del clima dell’incontro tra Napolitano e Berlusconi, certamente non tranquillo e probabilmente mirato ad un indirizzo comune dominato dalla possibile paura di eventuali comportamenti sovversivi che si sarebbero potuti scatenare (o che qualcuno avrebbe potuto scatenare) con l’eclusione delle liste del PDL dalla competizione elettorale.

Tutte queste possibilità non riescono comunque ad eliminare la sensazione che, con l’approvazione di questo decreto, si sia compiuta un’azione di forza in barba alla giustizia ed al diritto. In fondo però, a pensarci bene, siamo in Italia, paese in cui la parità dei diritti è sempre esistita su piani diversi per cittadini diversi e in cui, man mano che la storia scrive il suo corso, sembra allontanarsi dalle convizioni di noi cittadini quella sensazione di parità sulla quale abbiamo costruito i nostri principi e che ci è stata sventolata sempre sotto al naso, quella parità di diritti alla quale tutti quanti noi abbiamo sempre creduto finché siamo rimasti bimbi, ma che ci ha progressivamente abbandonato man mano che la realtà è diventata evidente ai nostri occhi di adulti.