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E io pago…


Notizia fresca fresca ma decisamente già vecchia in quanto già percepita da tempo: Tg1 e Tg5 hanno fornito un’informazione gravemente squilibrata a favore del PDL rispetto al PD e ancora di più nei riguardi di nuove liste presenti in questa ultima tornata elettorale. Fin qui decisamente nessuna sorpresa, il fastidio nasce dal fatto che l’Agcom (ricordate ?) ha comminato una multa di 100.000 euro ognuno ai due Tg, ma se il Tg5  è privato e quindi la multa la paga la famiglia Berlusconi, perché con la mia parte di soldi pagata per il canone Tv io devo pagare per colpa di una cattiva informazione perpretrata ai miei danni da  “linguacciuti” direttori agli ordini del premier?

E poi secondo voi sono sufficienti 100.000 euro di multa rispetto alle conseguenze che questo squilibrio porta nell’informazione italiana?  Quanto costa uno spot elettorale che dura pochi secondi e lascia una traccia leggera nel panorama dell’informazione politica rispetto ad un lavoro di  informazione  assolutamente  squilibrato a  favore  di  una parte  politica  su  un  telegiornale  nazionale  tra  i  più seguiti   in  Italia? Siete  d’accordo  con  me  che  i  100.000 euro sono una cifra ridicola rispetto al danno fatto? Certo, oltre alla multa in denaro i Tg  dovranno  attuare un immediato riequilibrio entro  la  chiusura  della  campagna elettorale, pensate anche voi come me, che non sarà cosi?

Riequilibrare l’informazione televisiva entro pochi giorni significherebbe vedere nei Tg una presenza forte sia del PD che delle nuove liste, che molti di noi neanche conoscono, a discapito del PDL.

Io sono fermamente convinto che non andrà affatto così, anzi accetto scommese al riguardo.

Stessa faccia stessa razza

16 marzo 2010 2 commenti

Qualche giorno fa ascoltando la radio in macchina  in  non  so  quale  programma i conduttori avevano invitato la Bonino alla quale hanno fatto diverse domande, non ho un ricordo preciso, ma l’impressione è che la trasmissione avesse un che di ironico e come succede in questi casi tutti gli ospiti loro malgrado finiscono col subire domande o allusioni talmente ironiche che la trasmissione alla lunga tende a diventare vero e proprio cabaret. Comunque, ospite di questo programma era anche una donna romana disabile, non me ne voglia ma non mi ricordo il nome né tantomeno chi fosse, rappresentante di non so cosa, alla quale, e non si capisce perché, sono toccate le solite domande su quanta difficoltà avesse avuto per arrivare negli studi della Rai perché costretta su una carrozzina, e, come se noi non lo sapessimo visto che dell’inciviltà del nostro paese sappiamo ormai tutto,  le  solite  risposte  sulla maleducazione generale di tutti i cittadini con l’ostruzione dei marciapiedi e l’assoluta mancanza di protezione degli stessi da parte dei comuni. Esaurite le domande di rito ed essendo nel pieno delle polemiche per la mancata accettazione della lista del PDL, il discorso è caduto sulla legge ad listam e sul successivo intervento del presidente Napolitano con l’apposizione della firma. A questo punto  la signora,  su  sollecitazione  dei conduttori,  esprime  il suo  punto   di   vista  su   questo pastrocchio schierandosi apertamente contro la legge apposita, ma soprattutto dicendo che da quando Napolitano aveva firmato la legge, aveva smesso di essere il suo presidente.

Raccontava tutto ciò con evidente rabbia, si sentiva nella espressione della sua voce un evidente fastidio di delusione nei confronti  di  Napolitano, che evidentemente essendo lei di sinistra ne aveva accettato con gioia la nomina a presidente della repubblica, al contrario di me che avevo accettato con disgusto l’elezione dell’ennesima mummia per di più borghese comunista, probabilmente perché nell’immaginario di molti  così come nel suo, Napolitano incarnava con la sua storia la figura standard di comunista d’altri tempi, quindi uomo rispettabile e tutto d’un pezzo non incline certamente agli stessi giochi dei politicanti professionisti per tornaconto  personale. Per una di sinistra, costretta a convivere con un presidente del consiglio come il nostro, anche una piccola soddisfazione del genere poteva avere il suo peso; probabilmente le regalava la minuscola consolazione di sapere che anche lei e quello in cui credeva potesse essere in qualche modo rappresentato ed eventualmente difeso nelle istituzioni italiane, istituzioni che con questo sistema elettorale vengono ormai militarizzate dai vincitori. Devo dire che al di là della mia valutazione sul comportamento di Napolitano che ho già avuto modo di esprimere qui, le dichiarazioni della signora oltre ad avermi alquanto infastidito per il modo, mi hanno lasciato abbastanza perplesso perché dimostravano una evidente condanna più per la delusione avuta che non per l’opportunità  del gesto.

Ora,  non  credo  che  si  possa  mai  e   in  nessun  modo  condannare  qualcuno  senza  essere stati   perfettamente    a    conoscenza   dello  svolgimento   dei   fatti,  ma semplicemente per essere  stati  causa  di  delusione,  magari  per  aver  compiuto un gesto obbligatorio anche se inopportuno, insomma condannato per tradimento, tradimento  per  la   mancata   difesa di quell’  ideale   vivo  soltando  nella  testa  di  chi materializza in quella figura l’ultima barriera di legalità. Questo modo di diventare tutt’uno con i rappresentanti della propria parte politica perdendo la capacità di giudizio nei loro confronti, lasciando che la sola  corrispondenza     di     supposti  ideali  possa essere garanzia per una loro corretta valutazione, ha sempre suscitato in me profonda avversione, fin dai tempi in cui fare politica era di moda ed ancora più di moda fosse far politica di sinistra, spingendomi spesso allo scontro frontale con molti militanti di formazioni politiche quali Lotta Continua, che credevano di essere gli unici autorizzati ad incarnare e possedere ideali di progressismo e di giustizia,  ma che con i loro effettivi comportamenti, visti dall’esterno, sembravano più appartenere ad una setta piuttosto che ad una élite di giusti.

Questo rifiuto di omologazione mi ha portato a sviluppare la mia maturità politica lontano dai condizionamenti di sezioni di partito e lontano anche da una scarsa tendenza al confronto interno di questi movimenti in cui non veniva tollerata in nessun modo la benché minima forma di dissenso; qualunque forma di dissenso era vista con intolleranza e diffidenza e finiva col venire etichettata come fascista, non era ammessa una discussione che mettesse in dubbio qualche punto fermo di quella ideologia che il tempo ha invece avuto modo di distruggere impietosamente.

Il lato ironico in tutto ciò è lo stupore che molti hanno avuto quando molto tempo dopo hanno scoperto di quanto il mio pensiero fosse più a sinistra del loro, lontano da qualsiasi rappresentazione fasulla di comunismo così come veniva propagandato nel mondo da quelle nazioni da loro prese ad esempio a garanzia e a conforto delle loro tesi;  rivelatesi poi col tempo lontane anni luce dal concetto stesso di comunismo. Insomma, l’appartenere ad un gruppo dava loro la forza necessaria per sostenere le proprie idee, dava la convinzione che se un’idea venisse espressa e sostenuta da un insieme di persone piuttosto che da un singolo diventasse giusta, bisognava credere in una idea comune anche quando quella idea dimostrava delle evidenti falle, negando evidenze come gli internamenti dei dissidenti in Cina ed in Russia, una fede insomma. Figurarsi quale effetto potesse scatenare in me il dovermi attenere a prescrizioni del genere nel professare un ideale politico senza poterlo contraddire dall’interno;  io, scarsamente attaccato ai valori della chiesa fin da piccolo perché fortemente scettico, anche se come molti frequentatore di chiesa e con una infanzia da chierichetto, ma protagonista di lunghissime discussioni nate dallo scetticismo sull’esistenza di Dio con il prete della mia parrocchia di cui conservo un ricordo dolcissimo per la sua estrema dedizione al suo mandato di rappresentante di Dio, mi sarei dovuto comportare da credente in una accolita di apparenti senza Dio, nella realtà invece più credenti di un prete.

Figurarsi che delusione avrebbe potuto provocare nella mente di questi bisognosi di figure probe la visione di cotanto video prima della nomina a presidente della repubblica, nessuno avrebbe voluto come rappresentante un uomo con un comportamento così fastidiosamente arrogante e così simile ai comportamenti di tutti i politici. Per me non è nient’altro se non la conferma che nessuno di questi signori mollerà mai la poltrona conquistata, coscienti di vivere in un mondo pieno di privilegi da loro stessi assegnatosi, quasi che questi privilegi fossero a loro dovuti, e coscienti anche delle angherie inflitte ai loro ignari sudditi, cioè noi, quindi due volte colpevoli.  Questo porta soltanto ad una considerazione, cioè di quanto sia importante l’informazione priva di filtri a garanzia di tutti i cittadini, di come la pratica di oscuramento esista da sempre e di come la mancata conoscenza dei fatti condizioni i nostri giudizi nei confronti di questi parassiti che sosteniamo col nostro voto.

Se un domani, invece di litigare per stupide contrapposizioni politiche, riusciremo a capire che questi signori sono nient’altro che nostri dipendenti, allora, forse, riusciremo tutti insieme a prenderli a calci nel culo, per rispedirli lontano dai nostri soldi.

Telegiornali, notizie, diversità.


Accendi la Tv e ascolti cosa succede nel mondo, con attenzione, cerchi sempre di capire attentamente tutto quello che succede e come viene raccontato. Una delle ultime notizie ascoltate è quella sul maxiriciclaggio attribuito a Fastweb e ad alcuni suoi manager e altri personaggi poco conosciuti alla maggior parte di noi. Parliamo di centinaia di milioni di euro, mica noccioline. Un nome che spicca su tutti è quello di Gennaro Mokbel, effettivamente un bel personaggio da quello che abbiamo avuto modo di vedere dai vari servizi in Tv e sui giornali, e proprio a lui hanno sequestrato oggi una quantità enorme di  libri antichi, fotografie, sculture, quadri, serigrafie di autori famosissimi quali De Chirico, Schifano, Capogrossi, Tamburri, comprati proprio col ricavato di questa attività illecità.

Essendo appassionato estimatore di qualcuno di questi grandi autori ho allungato occhi e orecchie per ascoltare con attenzione e guardare con invidia qualche immagine di questi capolavori custoditi dal signor Mokbel. Effettivamente c’è da rifarsi gli occhi per l’invidia, tantissimi roba, sono talmente tanti che ancora non c’è un numero preciso che li quantifichi esttamente.

Fin qui la notizia che tutti noi abbiamo ascoltato, o meglio che ognuno di noi ha ascoltato in giornali e telegiorali differenti, e a quanto pare ognuno di questi ha dato delle cifre completamente diverse in merito all’attribuzione del valore di tutto il materiale sequestrato. Il problema che  mi ha messo in allarme è che, dato per scontato che riuscire a classificare esattamente il valore di opere d’arte non è certamente semplice e immediato, è facile immaginare delle differenze, ma certamente diventa strano se queste differenze diventano enormi. Sono rimasto completamente esterrefatto guardando il servizio al Tg1 quando ho sentito che il valore attribuito era di parecchie centinaia di migliaia di euro, che credo dia un’idea assolutamente falsa di quello che è il valore reale, cioè molto ma molto più grande. Questa notizia mi ha spinto ad ascoltare allora anche il Tg2 che ha quantificato il valore in qualche milione di euro, cifra che da un’idea diversa del valore dichiarato dal Tg1, ma non escludendo che nel confronto le cifre possano risultare uguali, l’idea trasmessa dalla quantificazione delle due cifre è completamente diversa l’una dall’altra. Allora ho cercato di farmi un’idea personale del valore di questa merce sequestrata e non potendo essere preciso ho fatto un calcolo semplice semplice: consideriamo di dare un valore immaginario minimo a un qualsiasi pezzo singolo e quantifichiamolo in almeno 2000 euro a pezzo, vista la qualità dei pezzi sequestrati non è molto, ora lo moltiplicheremmo per la quantità se ce l’avessimo, quindi ci tocca ricavarla e lo facciamo in maniera approssimativa, considerando che tutte le agenzie parlano di migliaia di pezzi quantifichiamo in 2000 il numero di pezzi sequestrati, a questo punto moltiplichiamo ed otteniamo un totale di 4.000.000 di euro. Questa cifra sembra essere vicina al valore immaginato dal Tg2, ma molto lontana dall’idea che rimane ascoltando invece l’altro Tg. Il problema è che questa cifra, cioè quella calcolata da noi, è sicuramente molto lontana dal valore reale che non può certamente essere questo perché troppo basso, vi ricordo i nomi di qualcuno degli autori: De Chirico, Schifano, per questi autori spendere 2000 euro per una serigrafia sarebbe un affare, se invece stiamo parlando di quadri  allora siamo veramente lontani dal valore che abbiamo usato per farci un’idea, per capirci per un quadro di De Chirico o di Schifano 2000 euro non basterebbero neanche per la cornice.

Allora considerando che il valore da attribuire a tutto il materiale sequestrato è quantificabile in diversi milioni di euro, perché spostare l’attenzione su quello che potrebbe essere il valore delle opere? Forse perché è importante che la gente si concentri sui nomi di coloro i quali saranno sacrificati perché oramai invischiati nell’inchiesta, piuttosto che sulle cifre su cui questi signori riescono a mettere le mani? Immaginiamo che si stia parlando effettivamente di riciclaggio e questa sia in realtà una parte di tutti i traffici che la magistratura e la finanza riescono ad individuare, di che cifre stiamo parlando? Chi c’è dentro a questi traffici? Quanti soldi questi gentiluomini riescono a frodare allo stato? O meglio quanti soldi questi signori riescono a frodare a NOI?

E’ per questo che invito tutti voi a prestare  maggiore attenzione nei prossimi giorni a come verrà gestita la notizia per capire se è interesse di questo governo fare in modo che l’attenzione sulla cifra sia messa in secondo piano rispetto al resto. E’ importante questo perché è assolutamente impossibile che quando le cifre sono così alte le responsabilità possano essere di pochi individui e magari del calibro di Di Girolamo. L’aver voluto minimizzare la cifra al Tg1, telegiornale nell’occhio del ciclone per il suo modo di fare informazione,  mi ha insospettito, nessun cronista, neanche il più ignorante, avrebbe potuto quantificare il valore di tutto il materiale parlando di diverse centinaia di migliaia di euro e non di milioni di euro. E comunque tutto quello che passa nel Tg viene pesato e vagliato attentamente, quindi usare questa cifra ha un significato preciso perché alleggerisce l’attenzione su un qualcosa che agli occhi di tutti noi potrebbe avere un valore secondario.

Vigilare gente, vigilare, su quanti soldi questi delinquenti stanno mettendo le mani rubandoli anche alle nostre tasche?