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Strategia della tensione?


Ascoltare le notizie della politica italiana ormai è diventato abbastanza noioso, non tanto perché non ne succedano sempre di nuove e a volte interessanti da seguire, ma perché riusciamo a prevedere tutti gli svolgimenti successivi, riconducibili ad una strategia precisa che cercherò di illustrarvi qui di seguito.

Allora, parte un’ inchiesta a Trani su un ipotesi di usura legato ad alcune carte di credito e nello svolgimento delle indagini si arriva al coinvolgimento del premier Berlusconi, assolutamente estraneo all’inchiesta in questione,  ma, attraverso delle intercettazioni sui telefoni degli indagati, viene fuori la richiesta di chiusura di trasmissioni Rai quali Annozero. Ovviamente scoppia il finimondo per il clamore suscitato dal fatto che il nostro premier tenta di intervenire facendo pressioni su un membro dell’Agcom, autorità garante che, anche se composta comunque su indirizzo politico, dovrebbe fungere da organo di controllo a garanzia dei cittadini che fruiscono del servizio di televisione pubblica, e non, si badi bene, al servizio dei politici che li hanno sistemati su quelle poltrone. Questo modo pittoresco di nominare dei controllori da parte di chi dovrebbe essere controllato porta inevitabilmente ad una considerazione banale:  anche i più tonti possono capire che se qualcuno ti trova una bella poltrona su cui accomodarti, fornendoti anche un lauto stipendio pagato dal canone generosamente fornito da tutti i teleutenti, non potrai non sentirti in qualche modo obbligato a restituire il favore nel caso in cui i suddetti benefattori abbiano bisogno del tuo aiuto, infischiandotene, purtroppo, della funzione di garanzia verso la libertà di informazione dovuta a tutti i cittadini; e per tutti si intendono proprio tutti, non solo le maggioranze rappresentate.

E’ ovvio che ascoltando una notizia simile nasca spontanea l’indignazione da parte dei cittadini, non soltanto di quelli avversi al premier, ma anche di quella parte che senza necessariamente schierarsi dalla parte opposta vorrebbe poter avere la libertà, o almeno l’illusione, di poter scegliere quale programma guardare in tv senza dover essere sempre imboccato dall’alto. Purtroppo per loro bisogna comunque sottolineare che ormai in Italia pare che, nella funesta ipotesi in cui non ci dovesse trovare d’accordo con il premier e la sua parte politica, si finisca volenti o nolenti per essere collocati dall’altra parte, senza avere diritto di contestare questo arbitrio, ma tant’è.

Ritornando invece al perché della noia per quanto riguarda le notizie, scusandomi per la digressione che mi premeva comunque di fare, quello che ormai non stupisce più è la reazione del topo preso con le zampine nella marmellata.  Mi spiego meglio: in questo caso come negli altri, non potendo assolutamente negare il fatto compiuto perché certificato dalla presenza di documenti inconfutabili quali le intercettazioni, cosa si fa? ma si attacca, ovviamente  con gran clamore, per distogliere l’attenzione dei cittadini verso la notizia, quei cittadini che contribuiscono a pagare il loro stipendio e quello dei signori nominati nelle righe in alto; e chi si attacca? ma i giudici naturalmente, rei di usare le intercettazioni per cercare di svolgere il loro lavoro a salvaguardia della legalità o almeno di quella parvenza ormai rimasta. Come li si attacca? ovvio anche questo, dandogli quella definizione, comunisti, ormai fin troppo usata e forse anche abusata, fateci caso l’uso di questa accusa sta leggermente diminuendo in quest’ultimo periodo, forse perché, come Esopo insegna, quando si grida troppo “al lupo, al lupo” la gente smette di ascoltare, annoiata dalle solite urla. Mossa ovvia, come in molti casi precedenti da parte del ministro Alfano, l’invio degli ispettori.

Attaccando i giudici e spostando l’attenzione dal reato ipotizzato, si crea, ormai lo abbiamo capito tutti, uno scontro tra cittadini e parti politiche che tende a mettere in secondo piano l’oggetto principale del contendere e finendo per scontrarsi soltando su contrapposizioni ideologiche e non di sostanza. Può questo modo di contrapporsi far bene alla nostra vita politica e sociale del nostro paese? Ma certamente no, i problemi quotidiani in questo modo finiscono per venire completamente dimenticati, come possiamo sentirci tutelati noi poveri cittadini indifesi, anzi a questo proposito mi nasce spontanea una domanda: se per qualsivoglia motivo io dovessi avere a che fare con la giustizia e dovessi essere condannato, potrò appellarmi alla sentenza accusando i giudici di essere comunisti o fascisti  a seconda del caso? Siamo ridotti ormai a questo?

A questo proposito vorrei farvi riflettere su un particolare, non tanto i contrari al premier quanto invece i sostenitori, quando avviene qualcosa in cui Berlusconi finisce per essere coinvolto in prima persona in maniera inequivocabile come in questo caso, e, attaccando i giudici come abbiamo detto poc’anzi per spostare l’attenzione, è possibile che non vi accorgiate che qualcuno cerca di prendervi in giro usandovi come arma da brandire contro l’avversario? Non potendo cancellare  i fatti incriminati cerca di spostare l’attenzione mettendoli in secondo piano, facendoli soltando scomparire ai vostri occhi, quando invece sono il perno da cui nasce tutto, e, anche ammettendo che esistano davvero giudici comunisti contro il premier, voi riusciate a non vedere e a non sentire tutto ciò in cui è coinvolto e di cui possiamo essere tutti testimoni diretti attraverso documenti inconfutabli come le intercettazioni e che anche alle nostre orecchie sono assolutamente incontrovertibili? E’ possibile che non sentiate il bisogno di proteggervi da questa gente che vive al di sopra della legge complottando anche alle vostre spalle? Vorreste farmi credere che vi sentiate tutelati? Pensate sul serio di far parte di quella schiera di persone che gode, con questo governo, di qualche tutela?

Ho difficoltà a pensare che tutti gli insegnanti, il personale ATA, i docenti universitari o il personale di ricerca possano sentirsi tutelati da questo governo. Ho difficoltà a pensare che possano sentirsi tutelate tutte le forze dell’ordine, che sono costantemente nell’occhio del ciclone e che vengono usate a protezione di questo governo e che finiscono per non avere i mezzi per tenere in piedi un servizio di sorveglianza del territorio per mancanza di mezzi, dalla benzina al normale approvvigionamento delle caserme. Ho difficoltà a pensare che si possano sentire tutelati tutti i genitori che mandano i loro figli in edifici fatiscenti o in locali affittati dalle varie amministrazioni conniventi, sottraendo soldi all’edilizia scolastica. Ho difficoltà a pensare che questi stessi genitori possano sentirsi tutelati da questo governo che se da una parte si scusa per la mancanza di fondi dall’altra concede aiuti alle scuole private, che avranno certamente gli stessi diritti di tutti, ma che finiscono per togliere allo stato una parte di fondi che potrebbero essere utilizzati nella scuola pubblica frequentata dalla stragrande maggioranza degli italiani. Ho difficoltà a pensare che… potrei continuare così con tante categorie sociali assolutamente non tutelate da questo governo e che inspiegabilmente, almeno per me, continuano invece a sostenere con il loro voto.

Probabilmente siamo arrivati ormai ad un punto morto, un punto in cui non è più possibile un civile confronto democratico, bensì soltanto uno scontro, una contrapposizione infruttuosa che porterà inevitabilmante ad un inasprimento del clima sociale e questo è preoccupante per tutti, indifesi ma anche potenti, perché quando lo scontro comincia a superare i normali limiti imposti dal buon vivere civile, a causa dei gravi problemi di sopravvivenza di molte fasce sociali toccate ormai in modo pesante dalla crisi economica, corriamo seriamente il rischio di farci del male e di far del male alla democrazia permettendo così un intervento drastico e autoritario da parte di coloro che intendono tenerci a bada con tutti i mezzi.

Tempo fa, guardando Current Tv, ho avuto modo di apprezzare un servizio sulle cause che contribuirono a portare una nazione ipoteticamente ricchissima come  l’ Argentina sull’orlo del baratro, con le conseguenze sulla popolazione che tutti quanti noi possiamo ricordare, ebbene in quel filmato le similitiduni con quello che sta accadendo in Italia cominciano a diventare troppe, spero, per quanto mi riguarda, che i miei timori rimangano confinati nel campo delle possibiltà inattuabili, ma, avendo vissuto il periodo, vorrei ricordare a tutti che anche in un paese come l’Italia, che pensiamo al riparo di eventualità di dittatura, si sia verificata nel dicembre del 1970 la possibilità di un colpo di stato, golpe di cui gli italiani vennero a conoscenza dopo tre mesi, e vorrei ricordare come in quel tentativo di golpe fossero risultati coinvolte tre forze tuttora presenti in Italia: la P2,  il SID (servizio segreto italiano) attraverso il coinvolgimento del generale Vito Miceli, direttore del servizio, e guarda un po’ la MAFIA.

Lasciatemi finire dicendo soltanto che oggi, ricordando l’avvenimento, posso dire io c’ero, avendo vissuto quel periodo e ricordando che per fortuna il golpe fu sventato, non vorrei però in un futuro essere costretto a ricordare la stessa frase, io c’ero, ma con esiti diversi del precedente.

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Piange il telefono


Ieri sera zompettando da un canale all’altro in Tv, mi sono imbattuto su La7  in un programma che si chiama “otto|e mezzo”, la prima reazione è stata quella di cambiare subito canale spaventato dalla comparsa sullo schermo di una testa piena di capelli rossi finti in un viso gonfio ed edematoso, con due labbra anch’esse proporzionate al gonfiore generale, d’altronde se sbatti il viso è inevitabile che ti si gonfi tutto no? per farla breve impressionante. Comunque superato lo shock per la testona mi sono fermato a guardare perché incuriosito dai protagonisti del confronto: Carlo Rossella e Giovanni Valentini.

Per chiunque voglia togliersi la curiosità di guardare tutto il programma può farlo andando qui, io mi limito ad estrarre qualche perla.

Carlo Rossella: …ma non esiste il conflitto di interessi… non esiste… dove sta?

e subito dopo

… ma io ho diretto il telegiornale di Berlusconi e non ho mai ricevuto una telefonata da Berlusconi… da nessuno…

Pronto... ah, caro presidente, come sta?

Va bene, ammettiamo pure che Berlusconi non telefonasse a Rossella come fa adesso con Minzolini, questo significa che potevamo stare tutti tranquilli? O siamo liberi di pensare che magari il caro Rossella parlasse direttamente col capo vista la confidenza? O meglio ancora, per chi si ricorda il Tg1 ai tempi di Rossella, magari non c’era bisogno che si parlassero perché il direttore sapeva esattamente cosa trasmettere? Fate un po’ voi, certo che dopo le evidenze degli ultimi fatti con le intercettazioni di Berlusconi con Minzolini o tutte le precedenti con Vespa o con Saccà per raccomandare qualche sua protetta con le due famose intercettazioni (le trovate qui 1 e 2), ci risulta difficile pensare che il premier non si occupi, e personalmente anche, di quello che succede in RAI e di cosa si trasmetta, ma insomma…

Certo che invece, tornando a Rossella, l’unica cosa che mi viene da pensare è quanto conti essere un fedele cavaliere di re Artù senza peoccuparsi di perdere la faccia anche negando delle evidenze di fatto, e poi comunque la faccia è sua e non credo che se uno confonda a volte la faccia con il sedere gliene si possa poi fare una colpa, pensate un po’ anche a Fede (Emilio, dico); in fondo può capitare in questo mondo frenetico, basta distrarsi un attimo e… zaccc…

L’ultima comunque l’ho sentita oggi da un’altra “faccia” cioè Bonaiuti, portavoce del Sire, che intervenendo a proposito delle intercettazioni, indovinate un po’ cosa avrà potuto dire? Ma che, perbacco, con queste intercettazione è ora di finirla. Non siete anche voi d’accordo con lui?

Parla con me? No, parla chi dico io


Italia, paese della libertà reltiva, ogni giorno di più. Notizia del giorno, piatto forte nel menù di oggi, queste nuove intercettazioni telefoniche in cui il nostro caro presidente del consiglio cerca di far chiudere per l’ennesima volta Annozero. Certamente non una novità, viene da pensare, il problema però e che ci si accorge sempre di più di come  il nostro caro premier cerchi di zittire chiunque racconti delle verità scomode, e fatto ancora più grave, che cerchi di intervenire su Santoro attraverso il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi. Chi è Giancarlo Innocenzi è spiegato qui. Immagino che gli elettori del PDL possano trovare assolutamente normale il comportamento del nostro premier, visto che ormai siamo tutti abituati alle sue invettive contro i sui nemici mediatici (Santoro, Travaglio, Dandini, Floris, e da quest’anno anche la Gabanelli con Report), il probelma è che un conto è usare i Tg della rai come se fossero di proprietà attraverso il direttore di turno, Minzolini, un altro è invece cercare di intervenire sulla soppressione di programmi scomodi attraverso un componente di un’autorità garante come l’Agcom, autorità che nasce per tutelare i diritti di tutti e non quelli di chi, attraverso il potere, cerca di usare un’autorità di garanzia  per zittire voci che disturbano soltanto il manovratore. Per essere chiari: L’Agcom è un’autorità che deve essere a garanzia di TUTTI, della LIBERTA di INFORMAZIONE, deve agire nell’interesse di tutti i cittadini non al servizio dei potenti di turno, altrimenti perdendo la funzione stessa, quella di controllo, per la quale nasce, non avrebbe  più senso di esistere.  

In fondo stiamo acoltando sempre le stesse cose, probabilmente siamo così abituati allo scontro tra il premier e i suoi “nemici” che ormai ci lasciamo scivolare addosso notizie che invece dovrebbere far salire il grado di attenzione su come viene gestito il controllo su tutti i settori dello stato da parte di comanda,  principalmente sull’ informazione, settore fondamentale per mantenere il controllo sulla popolazione tutta. E’ inutile  dire quanto sia di primaria importanza in tutti i regimi riuscire a stabilire il controllo delle notizie; diventa anche banale fare degli esempi su come venga gestita in paesi come la Russia, la Cina, il Venezuela, in cui lo stato riesce a filtrare le notizie scomode cancellandole. Vorrei ricordarvi di come in Cina anche Google sia stato costretto ad eliminare molte informazioni su ordine dello governo e di quante volte molti esponenti di questa maggioranza siano intervenuti dai loro pulpiti contro internet qui da noi. Divertente (forse) pensare che è proprio per questo che questi paesi vengono presi come esempio negativo dal nostro premier che poi invece “a casa sua” agisce nello stesso modo. In Italia c’è un detto che incarna questo comportamento: Predicare bene e razzolare male.

Quello che comunque emerge con forza è quanto possa essere impensabile che in paese democratico si possa pretendere di zittire le voci di dissenso, da qualsiasi parte provengano, perché sono le voci di tutti, anche le nostre. Come si può pensare di essere tutelati vivendo in paese che decide sulle nostre teste cosa sia giusto o sbagliato? Voi vorreste vivere in un paese così? O forse ci stiamo già vivendo? Possiamo fare ancora qualcosa per tutelare i nostri diritti? Vi lascio con questi interrogativi che probabilmente non faranno che alimentare il senso di impotenza, aumentando anche la frustrazione nei confronti di chi, attraverso il nostro voto, finisca, come sempre, per tutelare i propri interessi anziché quelli per cui è stato mandato lì e cioè gli interessi di tutti.

Nient’altro da dire se non consigliarvi di ascoltare ancora una volta questo bellissimo pezzo di Giorgio Gaber, un monito per tutti coloro che guardano l’Italia attraverso la fitta nebbia delle nostre televisioni.