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Al di sopra di ogni sospetto


Provate a chiedere ad un tifoso dell’Inter se conosce  Armando Picchi, vi risponderà con orgoglio dicendovi che è stato un grande campione della squadra nerazzurra. Ma se vi venisse in mente di chiedergli come è morto, nel 90% dei casi vi risponderebbe di non saperlo. Purtroppo come capita con il tempo che passa sfocando i ricordi e cedendo al presente, anche in questo caso ci si ricorda dei campioni nel momento della gloria, mentre il resto sparisce cancellato dall’indifferenza. In questo caso noi ricorderemo soltanto che dopo una vita nel calcio è morto di un tumore alla    colonna vertebrale a neanche 36 anni. Sarà il primo di una lunga serie di morti, meno famosi , che con lui hanno militato nella grande Inter di Herrera, noi vorremmo ricordare anche loro elencandone i nomi, l’età e la causa della morte: 

Marcello Giusti, morto a 54 anni per un tumore al cervello

Fernando Miniussi, morto a 62 anni per cirrosi evoluta da epatite                  

Giuseppe Longoni, morto a 63 anni per ictus da vasculopatia cronica

Carlo Tagnin, morto a 68 anni per un tumore alle ossa

Giacinto Facchetti, morto a 64 anni per un tumore al pancreas

Carlo Tagnin, morto a 68 anni per un tumore alle ossa

                                                                                                                                                                                                                             Come avrete avuto modo di notare, a parte Picchi morto a 36 anni, gli altri sono morti intorno ai 60, e ci può stare che uno a questa età si ammali di tumore, ma il fatto che abbiano avuto una militanza in comune in quella squadra, e alla luce delle dichiarazioni di Ferruccio Mazzola, è lecito avere qualche dubbio.

Adesso invece parleremo di casi di doping successi più recentemente, e che non tutti hanno avuto il giusto risalto nel mondo dell’ informazione. Cominciamo con il caso di Mohammed Kallon trovato positivo al Norandrosterone e noretiocolanolone, queste le sostanze riscontrate nelle urine del giovinotto. Bisogna aprire una parentesi in questo caso ricordando che successe un fatto strano in precedenza e cioè che in merito ad un’inchiesta aperta dalla procura antidoping per fare luce sul caso di alcune provette antidoping sigillate in modo non corretto o non analizzate correttamente, il sito ufficiale dell’Inter  pubblicò una notizia con questo chiaro titolo: Molti club di A e B sono coinvolti, solo l`Inter è al sicuro. Nell’articolo poi una convinzione: ”Si fanno i nomi di molte società di A e B, ma un solo club è al di sopra di ogni sospetto: l`Inter”. Non sorridete per favore perché la nostra è un’inchiesta seria, quindi ridatevi un contegno e proseguite la lettura senza sghignazzare ulteriormente. Di seguito riportiamo le dichiarazioni della società attraverso questo comunicato: “Il giocatore, come gli altri componenti della rosa – afferma l’Inter in una sua nota – viene sottoposto con periodicità a controlli effettuati sotto la direzione del professor Franco Lodi, ordinario di tossicologia forense e direttore dell’Istituto di medicina legale dell’università di Milano. Tutti gli esami eseguiti sono sempre risultati negativi. Sappiamo tutti com’è andata a finire, la procura antidoping del CONI si pronuncia così: “[…] La commissione disciplinare delibera di infliggere al sig. Mohamed Kallon la sanzione della squalifica per mesi otto a decorrere dal 23 ottobre 2003″. Alla luce delle dichiarazioni rilasciate dalla società capisco perché stiate ancora sorridendo, adesso però smettetela perché dobbiamo andare avanti.

 Parliamo invece adesso di alcune dichiarazioni rilasciate da Grigoris Georgatos, difensore greco che ha militato nell’Inter nella stagione 1999/2000 e nel 2001/2002, intervistato in Grecia ed in cui dichiara: “Ho visto giocatori prendere pillole e fare iniezioni – ha detto al quotidiano Ethno Sport – ma l’Inter non centrava nulla, c’erano gruppi di persone che fornivano i giocatori.  In Italia c’era chi prendeva pillole e si faceva iniezioni“, ha detto il greco, chiaro riferimento al possibile uso di doping o sostanze proibite per migliorare le prestazioni in campo.
Io non ho mai fatto uso di anabolizzanti nella mia carriera – prosegue Georgatos – ma ho visto alcune cose ed ho capito cosa stava accadendo“. Il greco ha voluto più volte scagionare l’Inter: “Non c’entrava nulla. C’erano gruppi di persone che rifornivano i giocatori“. Nell’ intervista non pronuncia nessun nome, ma da un ritratto degli accusati: “Chi gioca per tanti anni ad alti livelli non ha bisogno di ricorrere agli anabolizzanti… chi gioca pochi anni e poi sparisce, invece…“. I compagni avuti da Georgatos nella doppia avventura nerazzurra sono stati molti, alcuni dei quali ancora nella rosa della squadra di Mancini nel momento in cui rilascia l’intervista cioè nel 2006. Da quelle accuse non uscì fuori nulla, ma lasciateci liberi di pensare che non abbiamo nessun motivo valido per dubitare della loro veridicità, anche in considerazione del fatto che subito dopo che il presidente dell’Inter di allora Giacinto Facchetti si affrettò a smentirle con questa dichiarazione: “Dalle presunte e per vero anche confuse dichiarazioni di Georgatos, l’unica cosa chiara che emerge è la totale estraneità dell’Inter a questa vicenda. E’ lui stesso a ribadirlo nell’unico passaggio circostanziato di quanto ci viene riportato dalla Grecia. Georgatos dovrà assumersi la responsabilità di quanto abbiamo letto, anche perchè tutti sanno, lui fra questi, che all’Inter il doping non era, non è e non sarà mai tollerato“, il terzino greco non le ha mai ritrattate, ed anche questo è un fatto.

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