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Un milione… forse due


Un milione di persone in piazza… booom

 

Ma si può? Ma chi glieli scrive i testi?  e soprattutto: ma chi glieli scrive gli striscioni?

  

Probabilmente lo stesso autore di questo giuramento dei candidati che sembra essere una specie di preghiera… evviva… 

 

 Ok, capisco che organizzare una manifestazione in piazza non sia una cosa del tutto semplice, e probabilmente anche costoso per il PDL visto il contenuto di questa intervista , facciamo però un piccolo confronto tra la manifestazione del PDL a Roma e quella antimafia a Milano organizzata da Libera, ammettendo che i dati diramati dalla questura sul numero dei partecipanti sia lo stesso per tutte e due (150.000), anche se abbiamo visto che non è stato così, non sembra anche a voi che una delle due sia stata comunque un flop? 

Insomma non ci sarebbe dovuto essere confronto tra una manifestazione antimafia organizzata a MILANO, non in Sicilia, e un’altra invece convocata per rappresentare la maggioranza degli italiani attraverso i partiti di governo e sponsorizzata da giorni su tutte le televisioni del premier e non solo, ci si sarebbe aspettati una manifestazione storica per affluenza. Effettivamente storica lo è stata sul serio, ma per il motivo opposto, essendosi rivelata un flop; probabilmente è un segnale da non sottovalutare, un messaggio lanciato da una gran parte di quella gente che ha sostenuto il governo alle passate elezioni, la gente comune e non i manager poco abituati a riempire le piazze con la loro presenza, e che adesso sta attraversando un momento di riflessione. Evidentemente questi elettori cominciano a sentirsi confusi dai segnali che ricevono dai loro beniamini, anche per loro la realtà sembra essere tristemente diversa dalle immagini di propaganda che provengono dalle tv e da alcuni  giornali, la crisi esiste sul serio e non sembra intravedersi una via d’uscita a breve. Certo, stando ai sondaggi del premier i numeri sembrerebbero essere ancora dalla loro parte, ma osservando bene quello che succede i segnali sembrano essere contrastanti; quale sarà la verità? Parafrasando una nota canzone: lo scopriremo soltanto vivendo.

 

E fin qui niente di nuovo, soltanto due punti vista diversi, il problema diventa fastidioso però quando negli striscioni esibiti nella manifestazione oceanica del PDL, nel corteo capitanato dalla capopolo ministra  Meloni, compare uno striscione dedicato ai tarocchi d’Italia in cui vengono sbeffegiati Di Pietro e la Bonino, e ci può stare, essendo uno il nemico giurato di Berlusconi e l’altra la concorrente della Polverini alla presidenza della regione Lazio, ma qualcosa stona quando insieme a loro viene inserito e sbeffeggiato anche Paolo Borsellino.  Per quanto mi riguarda me ne sfugge totalmente il motivo, anche se ho un’idea al riguardo. Certamente se ci si ferma a pensare che oltre a rappresentare un giudice integgerrimo e totalmente dedito alla lotta alla mafia, che non fosse un uomo di sinistra e che venisse accolto a Palermo dall’allora MSI con questa frase “Meglio un giorno da Borsellino che cento da Ciancimino”, c’è qualcosa che non torna in questa maggioranza di destra. Come mai gli eredi del glorioso MSI non riescono ad avere in comune gli stessi eroi antimafia dei loro predecessori ai quali dicono di ispirarsi? Effettivamente c’è qualcosa che puzza di marcio. Chi li prepara questi striscioni?  L’impressione è che ci sia una regia unica alla quale aderiscono questi nuovi esponenti politici, evidentemente non all’altezza dei valori che si pregiano di rappresentare, perché  è veramente difficile immaginare come un servitore dello stato e simbolo della lotta alla mafia quale Paolo Borsellino possa essere diventato oggi un simbolo negativo, sembra impossibile, uno scherzo insomma. D’altronde di questi tempi è più facile immaginare uno slogan del tipo: “Meglio cent’anni da Meloni che un giorno da Borsellino”. Ogni cosa ha un prezzo, anche la gloria, sta ad ognuno scegliere la moneta che gli si adatta di più e il ricordo da lasciare a futura memoria; forse, in fondo, ognuno ha la statura che si merita.

Purtroppo se pensiamo a quale sia la statura morale di questi rappresentanti non c’è da stupirsi di nulla, l’unico pensiero che ritorna costantemente come un ritornello è  l’accostamento di questo governo e dei suoi rappresentanti a personaggi del calibro del senatore Dell’Utri o Salvatore Cuffaro (due a caso, ma possiamo prenderne degli altri come l’eroe stalliere di Arcore ecc.), questa può certamente essere una chiave di lettura per spiegare il perché di alcuni striscioni e di alcuni proclami del premier come il fatto che lui provi vergogna per quelle serie televisive come La Piovra a quanto pare dannosi per l’immagine candida del nostro paese all’estero. Forse sarebbe il caso di chiedere agli americani se hanno avuto modo di scoprire la mafia attraverso questi serial o piuttosto attraverso una realtà vissuta in prima persona  dai tempi di Al Capone in poi, o lo si potrebbe chiedere agli abitanti di Duisburg… anche se quella tecnicamente era la ‘ndrangheta… o magari  potremmo chiedere in Sud America cosa ne sanno dei Cuntrera-Caruana, famosi come i Rothschild della mafia, una delle cosche più ricche e potenti al mondo.

Eh già, tutta colpa della Piovra…

Strategia della tensione?


Ascoltare le notizie della politica italiana ormai è diventato abbastanza noioso, non tanto perché non ne succedano sempre di nuove e a volte interessanti da seguire, ma perché riusciamo a prevedere tutti gli svolgimenti successivi, riconducibili ad una strategia precisa che cercherò di illustrarvi qui di seguito.

Allora, parte un’ inchiesta a Trani su un ipotesi di usura legato ad alcune carte di credito e nello svolgimento delle indagini si arriva al coinvolgimento del premier Berlusconi, assolutamente estraneo all’inchiesta in questione,  ma, attraverso delle intercettazioni sui telefoni degli indagati, viene fuori la richiesta di chiusura di trasmissioni Rai quali Annozero. Ovviamente scoppia il finimondo per il clamore suscitato dal fatto che il nostro premier tenta di intervenire facendo pressioni su un membro dell’Agcom, autorità garante che, anche se composta comunque su indirizzo politico, dovrebbe fungere da organo di controllo a garanzia dei cittadini che fruiscono del servizio di televisione pubblica, e non, si badi bene, al servizio dei politici che li hanno sistemati su quelle poltrone. Questo modo pittoresco di nominare dei controllori da parte di chi dovrebbe essere controllato porta inevitabilmente ad una considerazione banale:  anche i più tonti possono capire che se qualcuno ti trova una bella poltrona su cui accomodarti, fornendoti anche un lauto stipendio pagato dal canone generosamente fornito da tutti i teleutenti, non potrai non sentirti in qualche modo obbligato a restituire il favore nel caso in cui i suddetti benefattori abbiano bisogno del tuo aiuto, infischiandotene, purtroppo, della funzione di garanzia verso la libertà di informazione dovuta a tutti i cittadini; e per tutti si intendono proprio tutti, non solo le maggioranze rappresentate.

E’ ovvio che ascoltando una notizia simile nasca spontanea l’indignazione da parte dei cittadini, non soltanto di quelli avversi al premier, ma anche di quella parte che senza necessariamente schierarsi dalla parte opposta vorrebbe poter avere la libertà, o almeno l’illusione, di poter scegliere quale programma guardare in tv senza dover essere sempre imboccato dall’alto. Purtroppo per loro bisogna comunque sottolineare che ormai in Italia pare che, nella funesta ipotesi in cui non ci dovesse trovare d’accordo con il premier e la sua parte politica, si finisca volenti o nolenti per essere collocati dall’altra parte, senza avere diritto di contestare questo arbitrio, ma tant’è.

Ritornando invece al perché della noia per quanto riguarda le notizie, scusandomi per la digressione che mi premeva comunque di fare, quello che ormai non stupisce più è la reazione del topo preso con le zampine nella marmellata.  Mi spiego meglio: in questo caso come negli altri, non potendo assolutamente negare il fatto compiuto perché certificato dalla presenza di documenti inconfutabili quali le intercettazioni, cosa si fa? ma si attacca, ovviamente  con gran clamore, per distogliere l’attenzione dei cittadini verso la notizia, quei cittadini che contribuiscono a pagare il loro stipendio e quello dei signori nominati nelle righe in alto; e chi si attacca? ma i giudici naturalmente, rei di usare le intercettazioni per cercare di svolgere il loro lavoro a salvaguardia della legalità o almeno di quella parvenza ormai rimasta. Come li si attacca? ovvio anche questo, dandogli quella definizione, comunisti, ormai fin troppo usata e forse anche abusata, fateci caso l’uso di questa accusa sta leggermente diminuendo in quest’ultimo periodo, forse perché, come Esopo insegna, quando si grida troppo “al lupo, al lupo” la gente smette di ascoltare, annoiata dalle solite urla. Mossa ovvia, come in molti casi precedenti da parte del ministro Alfano, l’invio degli ispettori.

Attaccando i giudici e spostando l’attenzione dal reato ipotizzato, si crea, ormai lo abbiamo capito tutti, uno scontro tra cittadini e parti politiche che tende a mettere in secondo piano l’oggetto principale del contendere e finendo per scontrarsi soltando su contrapposizioni ideologiche e non di sostanza. Può questo modo di contrapporsi far bene alla nostra vita politica e sociale del nostro paese? Ma certamente no, i problemi quotidiani in questo modo finiscono per venire completamente dimenticati, come possiamo sentirci tutelati noi poveri cittadini indifesi, anzi a questo proposito mi nasce spontanea una domanda: se per qualsivoglia motivo io dovessi avere a che fare con la giustizia e dovessi essere condannato, potrò appellarmi alla sentenza accusando i giudici di essere comunisti o fascisti  a seconda del caso? Siamo ridotti ormai a questo?

A questo proposito vorrei farvi riflettere su un particolare, non tanto i contrari al premier quanto invece i sostenitori, quando avviene qualcosa in cui Berlusconi finisce per essere coinvolto in prima persona in maniera inequivocabile come in questo caso, e, attaccando i giudici come abbiamo detto poc’anzi per spostare l’attenzione, è possibile che non vi accorgiate che qualcuno cerca di prendervi in giro usandovi come arma da brandire contro l’avversario? Non potendo cancellare  i fatti incriminati cerca di spostare l’attenzione mettendoli in secondo piano, facendoli soltando scomparire ai vostri occhi, quando invece sono il perno da cui nasce tutto, e, anche ammettendo che esistano davvero giudici comunisti contro il premier, voi riusciate a non vedere e a non sentire tutto ciò in cui è coinvolto e di cui possiamo essere tutti testimoni diretti attraverso documenti inconfutabli come le intercettazioni e che anche alle nostre orecchie sono assolutamente incontrovertibili? E’ possibile che non sentiate il bisogno di proteggervi da questa gente che vive al di sopra della legge complottando anche alle vostre spalle? Vorreste farmi credere che vi sentiate tutelati? Pensate sul serio di far parte di quella schiera di persone che gode, con questo governo, di qualche tutela?

Ho difficoltà a pensare che tutti gli insegnanti, il personale ATA, i docenti universitari o il personale di ricerca possano sentirsi tutelati da questo governo. Ho difficoltà a pensare che possano sentirsi tutelate tutte le forze dell’ordine, che sono costantemente nell’occhio del ciclone e che vengono usate a protezione di questo governo e che finiscono per non avere i mezzi per tenere in piedi un servizio di sorveglianza del territorio per mancanza di mezzi, dalla benzina al normale approvvigionamento delle caserme. Ho difficoltà a pensare che si possano sentire tutelati tutti i genitori che mandano i loro figli in edifici fatiscenti o in locali affittati dalle varie amministrazioni conniventi, sottraendo soldi all’edilizia scolastica. Ho difficoltà a pensare che questi stessi genitori possano sentirsi tutelati da questo governo che se da una parte si scusa per la mancanza di fondi dall’altra concede aiuti alle scuole private, che avranno certamente gli stessi diritti di tutti, ma che finiscono per togliere allo stato una parte di fondi che potrebbero essere utilizzati nella scuola pubblica frequentata dalla stragrande maggioranza degli italiani. Ho difficoltà a pensare che… potrei continuare così con tante categorie sociali assolutamente non tutelate da questo governo e che inspiegabilmente, almeno per me, continuano invece a sostenere con il loro voto.

Probabilmente siamo arrivati ormai ad un punto morto, un punto in cui non è più possibile un civile confronto democratico, bensì soltanto uno scontro, una contrapposizione infruttuosa che porterà inevitabilmante ad un inasprimento del clima sociale e questo è preoccupante per tutti, indifesi ma anche potenti, perché quando lo scontro comincia a superare i normali limiti imposti dal buon vivere civile, a causa dei gravi problemi di sopravvivenza di molte fasce sociali toccate ormai in modo pesante dalla crisi economica, corriamo seriamente il rischio di farci del male e di far del male alla democrazia permettendo così un intervento drastico e autoritario da parte di coloro che intendono tenerci a bada con tutti i mezzi.

Tempo fa, guardando Current Tv, ho avuto modo di apprezzare un servizio sulle cause che contribuirono a portare una nazione ipoteticamente ricchissima come  l’ Argentina sull’orlo del baratro, con le conseguenze sulla popolazione che tutti quanti noi possiamo ricordare, ebbene in quel filmato le similitiduni con quello che sta accadendo in Italia cominciano a diventare troppe, spero, per quanto mi riguarda, che i miei timori rimangano confinati nel campo delle possibiltà inattuabili, ma, avendo vissuto il periodo, vorrei ricordare a tutti che anche in un paese come l’Italia, che pensiamo al riparo di eventualità di dittatura, si sia verificata nel dicembre del 1970 la possibilità di un colpo di stato, golpe di cui gli italiani vennero a conoscenza dopo tre mesi, e vorrei ricordare come in quel tentativo di golpe fossero risultati coinvolte tre forze tuttora presenti in Italia: la P2,  il SID (servizio segreto italiano) attraverso il coinvolgimento del generale Vito Miceli, direttore del servizio, e guarda un po’ la MAFIA.

Lasciatemi finire dicendo soltanto che oggi, ricordando l’avvenimento, posso dire io c’ero, avendo vissuto quel periodo e ricordando che per fortuna il golpe fu sventato, non vorrei però in un futuro essere costretto a ricordare la stessa frase, io c’ero, ma con esiti diversi del precedente.