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E io pago


“Noi non faremo macelleria sociale, mente chi dice che con i nostri provvedimenti metteremo le mani nelle tasche degli italiani.”

Pressappoco sono queste le dichiarazioni del nostro primo ministro pochi giorni fa all’uscita delle prime indiscrezioni sulle misure scelte nella manovra economica.

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La prima impressione è che come al solito abbiamo ascoltato le solite balle, considerando che la manovra si aggirerà sui 24 miliardi di euro e immaginando che i soldi non si trovino come i funghi nei boschi ma prendendoli o togliendoli dalle tasche di qualcuno, nelle nostre tasche qualcuno metterà sicuramente le mani, a meno che non si chieda aiuto a Silvan che cercando nei suoi cappelli non riesca a trovare qualcos’altro oltre ai conigli e alle solite colombe, anche se dubito fortemente che possa trovare più di qualche spicciolo.

In tutti i talk show si discute sull’equità di questi provvedimenti e quali frutti possa portare; tanti personaggi e tante facce in mostra tranne quella di Silvio. Questo dimostra inequivocabilmente due cose:

 La prima che il presidente del consiglio non voglia in nessun modo presentarsi al paese per annunciargli di persona la necessità di dover sostenere questi sacrifici dopo aver lungamente evitato di parlare di crisi anzi negandone spesso l’esistenza e parlando semmai di una fase di ricrescita (forse pensava al suo nuovo toupè), e perciò ha riesumato un desaparecido del video come Gianni Letta (un usato sicuro) per annunciare la necessità di sacrifici, probabilmente ritenendolo uno dei pochi adatti, se non l’unico possibile viste le bufere in corso per molti altri esponenti di partito(anche se non è escluso che in futuro possano interessare anche lui).

La seconda è l’ennesima conferma di quale sia la tattica scelta per poter continuare a presentarsi agli elettori basandosi non sul regolare svolgimento della vita politica che inevitabilmente obbliga a delle scelte che potrebbero metterlo in cattiva luce nei confronti del proprio elettorato, ma basandosi invece su delle strategie di marketing, completamente mutuate dalla politica americana che ormai si basa sui comportamenti da tenere per mostrarsi sempre nel modo giusto, evitando di lasciare un cattivo ricordo dei propri interventi, anche mentendo se necessario.  Piuttosto si potrà sempre negare di aver mentito, perché anche in presenza di prova televisiva, ormai in Italia è sperimentato, quello che conta è l’effetto al momento della dichiarazione e non più il dopo. Se ci dovessero essere degli effetti negativi a quelle dichiarazioni si valuterà in un momento successivo, in cui comunque si saranno già incassati gli effetti positvi della prima menzogna.

E’ così che il nostro Re è andato avanti finora, ed insieme a lui tutto il nostro governo, probabilmente però sono in arrivo momenti difficili non soltanto per noi, e questo modo furbetto di stare al potere incomincia a mostrare qualche falla. Che la situazione non sia proprio rosea come ci veniva descritta è evidenziata dal fatto che altre nazioni ben più ricche di noi, quali la Francia e la Germania, abbiano deciso di affrontare questa crisi mondiale con delle manovre finanziarie molto più pesanti della nostra, valutando anche delle misure che prevedano delle prospettive di crescita, che a quanto pare non sono invece previste nella nostra finanziaria.

Evidentemente il nostro Giulio Tremonti, ritiene, in accordo col primo ministro, che non abbiamo bisogno di sostegni per la crescita economica nel nostro paese, abbiamo forse dimenticato che il nostro paese sta meglio degli altri e che la crisi era tutta un’invenzione di alcune Cassandre comuniste?

 Ma osservando non tanto la nostra manovra bensì quella di Francia e Germania, sorge spontanea una domanda: dopo aver fatto questi pesanti sacrifici l’Italia avrà la forza per risollevarsi oppure, mancando misure di sostegno alla crescita che comunque costerebbero da un lato maggiori sacrifici per gli elettori mentre dall’altro il rischio di sconfitta per il governo, sarà di nuovo costretta a ricorrere ad ulteriori provvedimenti tampone facendoci pagare  il costo di questa codardìa della nostra classe dirigente? 

Il video che segue non c’entra nulla, forse, con l’argomento trattato, ma serve a ricordarvi chi è il nostro primo ministro e qual’è il criterio di scelta dei suoi collaboratori, del modo sfacciatamente televisivo che usa per le proprie rappresentazioni politiche, quale sia la considerazione che ha per le donne del suo governo, cioè veline da mostrare al pubblico, e per ultimo il suo modo signorile e moderno di apostrofarle con la scelta di simpatici nomignoli, non è forse lui pur sempre il Cavaliere?