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Nonostante la classe dirigente…


LA CENSURA. Di cosa parla Maria Luisa Busi? di censura ovviamente, di come un telegiornale nazionale come il Tg1 faccia scomparire o cambi le notizie per evitare di trasmettere cose non gradite al capo di questo governo di regime.

Ma come si può pensare in un mondo come il nostro di far sparire totalmente le notizie scomode? Troppe le fonti da zittire, non è più possibile far scomparire tutto, bisognerebbe impadronirsi di tutte le fonti, chiudere tutte le vie, compreso internet, come in Cina, in Russia,  in Bielorussia. Potrebbe accadere anche da noi? o sta già accadendo?

MANTENERE IL CONTROLLO. Oppure: è importante, e quanto lo è, riuscire a mantenere il controllo di alcune fonti di informazione? Qualcuna di proprietà del premier o quantomeno della famiglia, ognuna delle quali evidentemente rivolte ad un bacino di utenti ben preciso, quelli più fedeli e vicini al credo che si vuole diffondere, o ai più vulnerabili, i più creduloni, tutti coloro i quali sono ancora convinti che non si possano raccontare volutamente notizie false ed artefatte e sono piuttosto dell’idea che ad essere falso e mentitore sia chi lancia queste accuse non chi lo tiene all’oscuro dei fatti. In fondo questi boccaloni sono pur sempre degli elettori, ed è proprio attraverso di essi che si deve passare per poter essere legittimati al comando. Almeno così è stato finora.

OOPS… O è così oppure è incomprensibile come si possa restare sulla propria poltrona facendo un’informazione così artefatta. Come è possibile continuare a perseverare come fa Minzolini respingendo le accuse della Busi e un attimo dopo nascondere in modo così palesemente falso una dichiarazione come quella rilasciata da Elio Germano, fresco vincitore della Palma d’Oro, facendone scomparire l’audio come se fosse un incidente tecnico, togliendo ai telespettatori la possibilità di ascoltarla direttamente salvo poi comunicarla attraverso lo speaker cambiando “accidentalmente” un verbo da presente indicativo a passato prossimo.

E comunque, anche mettendo da parte il verbo, differenza sottile ma di sostanza, provate a fare una cosa: ascoltate prima la versione originale, poi ascoltate quella del Tg1, attentamente, e adesso ditemi se la notizia mantenga la stessa forza oppure se nel secondo caso perda di sostanza, se la nostra attenzione non venga deviata prima dallo stupore per il mancato ascolto e poi distratta dall’evidente imbarazzo del conduttore costretto “incidentalmente” a comunicarci la notizia a voce. In pochi attimi e in poche e studiate mosse questo modo di fare informazione produce i risultati voluti da chi la confeziona, proponendo, in caso di proteste, anche la scusa (ridicola) dell’incidente tecnico. Certo, direte voi, sarebbe una scusa ridicola, chi volete che ci creda… eppure qualcuno che ci crede ci deve pur essere, anzi sicuramente c’è, perché a ben vedere anche in giro per la rete molta gente dà credito a Minzolini piuttosto che alla Busi, tacciata di essere un’ingrata, una che sputa nel piatto in cui ha mangiato per anni.

Allora dove sta la verità? Molti di noi lo sanno perfettamente, lo hanno capito da tempo, purtroppo a quanto pare questo modo di fare informazione, anche negando delle evidenze di fatto, porta i suoi frutti e chi la gestisce lo sa perfettamente quindi non si scompone affatto anche quando ricorre a queste manomissioni, a questi tagli, a questi comportamenti da vecchio regime.

Chiudo lanciandovi un quesito: quanti di voi che condividono almeno in parte queste poche righe sarebbero disposte a mettersi nei panni di Minzolini e a comportarsi nello stesso modo dietro il pagamento di un lauto stipendio?

Meditate gente… meditate!


Maria Luisa Busi alla fine non ce la fa più e decide di non prestare più il proprio volto alla conduzione del Tg1 delle 20,00, e lo fa scrivendo una bellissima lettera al suo direttore Minzolini. Una lettera che descrive perfettamente lo stato dell’informazione in questa Italia di regime.

Siamo sicuri che questo gesto non porterà nulla oltre l’ovvia indignazione di una parte di quegli ascoltatori che ancora credono che  informare sia innanzitutto un dovere per una azienda come la RAI, che, godendo del pagamento di quel famoso canone sborsato da tutti i cittadini, dovrebbe spiegare attraverso i servizi e le inchieste quale sia la realtà nel paese in cui viviamo raccontando i veri fatti, o quantomeno anche quelli e non soltanto la propaganda.

Una cosa è comunque certa, non tutti ormai sono interessati alla realtà della vita quotidiana, ai racconti dei precari che arrancano con difficoltà, ai licenziamenti o alla chiusura di moltissime imprese a causa di questa crisi che per qualcuno altro sembra invece non esistere.

 Dopo anni di risciaquo mentale con programmi d’eccellenza come “Uomini e donne”, “La pupa e il secchione”, “L’isola dei famosi”, “Grande fratello” e tantissimi altri, alla maggioranza degli italiani ormai non interessa più essere informata sui fatti, preferisce piuttosto sognare un mondo fantastico al quale non potrà mai partecipare se non vincendo al superenalotto o a qualche lotteria. Questo è uno specchio delle condizioni in cui si vive in un paese ed è provato da studi e ricerche che sottolineano come, quando la realtà sociale diventa troppo dura e l’asticella del benessere si abbassa di qualche tacca, la gente, impossibilitata a cambiare la propria condizione di vita, cerchi conforto nel gioco sognando di poter vivere  quella vita finta propinata dalla Tv, dimenticando per un attimo l’amarezza della propria esistenza. Distrutti nella quotidianità della vita reale, i disoccupati, i cassintegrati, gli sfruttati, stordiscono i loro malanni sognando un’altra vita invece di vivere la propria lottando per cambiarla, proprio un bel risultato non c’è che dire! Una dichiarazione di resa in attesa dell’evento (la classica botta di culo) che per puro caso potrà dare finalmente una svolta, accettando intanto a capo chino la sottomissione al potere degli altri, quelli più forti, quelli che decidono delle vite altrui depredandoli per arricchire la propria.

E’ anche in difesa di costoro che Maria Luisa Busi prende la sua decisione, dissociandosi da questo modo di gestire il potere dell’informazione, bene primario in qualunque paese che si voglia definire civile. Capiranno quest’ultimi il valore e la qualità del gesto? Ne dubito fortemente, e lo dimostrano i risultati elettorali che continuano a premiare “La cricca” anche quando le evidenze del malaffare risultano evidenti persino agli occhi degli elettori del PDL. E “La cricca” spreme ben bene anche loro, mica soltanto gli elettori dello schieramente opposto, ma tant’è. 

Siamo evidentemente avviati verso una china che, con l’addormentamento delle masse, succhierà man mano tutte le risorse del paese a favore di pochi eletti, fino al punto di non ritorno, Argentina docet.

Non servirà a molto, ma non potendo fare altro oltre che levare la mia voce di dissenso, nel mio piccolo tengo le dita incrociate sperando che l’ingordigia di questi maledetti si fermi un momento prima dell’inevitabile crac, salvando il futuro di quelle generazioni che saranno costrette ad addossarsi il peso della ricostruzione.

E non crediate che sia impossibile che accada, questo è successo in Argentina nel 2008, un paese ricchissimo di risorse molto più dell’Italia, impoverito dalla grande piovra U.S.A. che si è appropriata dei beni degli argentini gestendo il potere dello stato attraverso dei fantocci che ha provveduto ad arricchire per mantenerne il controllo, e questo invece è successo in Grecia pochi giorni fa.  La Grecia, stessa faccia stessa razza, pensiamo veramente di essere così ricchi e che a noi queste cose non possano accadere?

E io pago…


Notizia fresca fresca ma decisamente già vecchia in quanto già percepita da tempo: Tg1 e Tg5 hanno fornito un’informazione gravemente squilibrata a favore del PDL rispetto al PD e ancora di più nei riguardi di nuove liste presenti in questa ultima tornata elettorale. Fin qui decisamente nessuna sorpresa, il fastidio nasce dal fatto che l’Agcom (ricordate ?) ha comminato una multa di 100.000 euro ognuno ai due Tg, ma se il Tg5  è privato e quindi la multa la paga la famiglia Berlusconi, perché con la mia parte di soldi pagata per il canone Tv io devo pagare per colpa di una cattiva informazione perpretrata ai miei danni da  “linguacciuti” direttori agli ordini del premier?

E poi secondo voi sono sufficienti 100.000 euro di multa rispetto alle conseguenze che questo squilibrio porta nell’informazione italiana?  Quanto costa uno spot elettorale che dura pochi secondi e lascia una traccia leggera nel panorama dell’informazione politica rispetto ad un lavoro di  informazione  assolutamente  squilibrato a  favore  di  una parte  politica  su  un  telegiornale  nazionale  tra  i  più seguiti   in  Italia? Siete  d’accordo  con  me  che  i  100.000 euro sono una cifra ridicola rispetto al danno fatto? Certo, oltre alla multa in denaro i Tg  dovranno  attuare un immediato riequilibrio entro  la  chiusura  della  campagna elettorale, pensate anche voi come me, che non sarà cosi?

Riequilibrare l’informazione televisiva entro pochi giorni significherebbe vedere nei Tg una presenza forte sia del PD che delle nuove liste, che molti di noi neanche conoscono, a discapito del PDL.

Io sono fermamente convinto che non andrà affatto così, anzi accetto scommese al riguardo.

L’angelo custode


Insomma alla fine non ce l’ho fatta, ho trovato questo video in giro per la rete e non sono riuscito a trattenere la mia voglia di dare un contributo, e poi è uno dei film del momento.

Impossibile resistere, assolutamente, non tanto per l’auspicio che compare in copertina, quanto per quello che è il discorso del sire, che ci prende per mano chiedendoci il voto, con quella sua voce suadente, calda e rassicurante. In questo video non c’è il sire che minaccia con impeto i suoi sottoposti (Giancarlo Innocenzi) ricordandogli perché si trovino dove stanno ora e perché, qui c’è il sire papà (o papi, se preferite), il sire nonno, il sire che cammina al nostro fianco, il sire che ci protegge da quella gentaglia (i comunisti), il sire che lotta insieme a noi per la libertà (la sua, viste le leggi ad personam), per la libera informazione (quella di Mediaset o di Minzolini e Vespa), per le pari opportunità (tutti uguali ai provini del Grande Fratello).

Spesso, quando penso al sire, un po’mi arrabbio, è una rabbia che ormai mi nasce dentro, sbuffa come un geiser, ma lo so che non è colpa sua, in fondo è colpa mia perché non riesco a capirlo, sono prevenuto, penso sempre cose cattive,  non riesco proprio a convincermi che dietro di me, come un angelo custode, c’è un bravo papi sempre pronto a proteggermi.

Il guaio forse nasce proprio da lì, dopo aver visto papi in azione anche con gli autisti io intanto sto attento che tra l’angelo e le mie spalle ci sia sempre un robusto muro, non si sa mai…

Parla con me? No, parla chi dico io


Italia, paese della libertà reltiva, ogni giorno di più. Notizia del giorno, piatto forte nel menù di oggi, queste nuove intercettazioni telefoniche in cui il nostro caro presidente del consiglio cerca di far chiudere per l’ennesima volta Annozero. Certamente non una novità, viene da pensare, il problema però e che ci si accorge sempre di più di come  il nostro caro premier cerchi di zittire chiunque racconti delle verità scomode, e fatto ancora più grave, che cerchi di intervenire su Santoro attraverso il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi. Chi è Giancarlo Innocenzi è spiegato qui. Immagino che gli elettori del PDL possano trovare assolutamente normale il comportamento del nostro premier, visto che ormai siamo tutti abituati alle sue invettive contro i sui nemici mediatici (Santoro, Travaglio, Dandini, Floris, e da quest’anno anche la Gabanelli con Report), il probelma è che un conto è usare i Tg della rai come se fossero di proprietà attraverso il direttore di turno, Minzolini, un altro è invece cercare di intervenire sulla soppressione di programmi scomodi attraverso un componente di un’autorità garante come l’Agcom, autorità che nasce per tutelare i diritti di tutti e non quelli di chi, attraverso il potere, cerca di usare un’autorità di garanzia  per zittire voci che disturbano soltanto il manovratore. Per essere chiari: L’Agcom è un’autorità che deve essere a garanzia di TUTTI, della LIBERTA di INFORMAZIONE, deve agire nell’interesse di tutti i cittadini non al servizio dei potenti di turno, altrimenti perdendo la funzione stessa, quella di controllo, per la quale nasce, non avrebbe  più senso di esistere.  

In fondo stiamo acoltando sempre le stesse cose, probabilmente siamo così abituati allo scontro tra il premier e i suoi “nemici” che ormai ci lasciamo scivolare addosso notizie che invece dovrebbere far salire il grado di attenzione su come viene gestito il controllo su tutti i settori dello stato da parte di comanda,  principalmente sull’ informazione, settore fondamentale per mantenere il controllo sulla popolazione tutta. E’ inutile  dire quanto sia di primaria importanza in tutti i regimi riuscire a stabilire il controllo delle notizie; diventa anche banale fare degli esempi su come venga gestita in paesi come la Russia, la Cina, il Venezuela, in cui lo stato riesce a filtrare le notizie scomode cancellandole. Vorrei ricordarvi di come in Cina anche Google sia stato costretto ad eliminare molte informazioni su ordine dello governo e di quante volte molti esponenti di questa maggioranza siano intervenuti dai loro pulpiti contro internet qui da noi. Divertente (forse) pensare che è proprio per questo che questi paesi vengono presi come esempio negativo dal nostro premier che poi invece “a casa sua” agisce nello stesso modo. In Italia c’è un detto che incarna questo comportamento: Predicare bene e razzolare male.

Quello che comunque emerge con forza è quanto possa essere impensabile che in paese democratico si possa pretendere di zittire le voci di dissenso, da qualsiasi parte provengano, perché sono le voci di tutti, anche le nostre. Come si può pensare di essere tutelati vivendo in paese che decide sulle nostre teste cosa sia giusto o sbagliato? Voi vorreste vivere in un paese così? O forse ci stiamo già vivendo? Possiamo fare ancora qualcosa per tutelare i nostri diritti? Vi lascio con questi interrogativi che probabilmente non faranno che alimentare il senso di impotenza, aumentando anche la frustrazione nei confronti di chi, attraverso il nostro voto, finisca, come sempre, per tutelare i propri interessi anziché quelli per cui è stato mandato lì e cioè gli interessi di tutti.

Nient’altro da dire se non consigliarvi di ascoltare ancora una volta questo bellissimo pezzo di Giorgio Gaber, un monito per tutti coloro che guardano l’Italia attraverso la fitta nebbia delle nostre televisioni.